10 cose semiserie che ho imparato perdendo 66 kg

Giorno felice #942

 

Aggiornando la pagina Mai più obesa, dove riporto i progressi fatti in questi tre anni di lotta all’obesità, mi sono resa conto che ultimamente è diventato difficile continuare a perdere peso.

Capitano lunghi periodi pieni di ostacoli e tentazioni, anche dopo tre anni di nuove abitudini.

Capitano, di questi lunghi periodi in cui il peso resta stabile, e sono probabilmente i momenti più difficili, quelli che mettono alla prova la mia forza di volontà. Perchè è facile essere carichi e motivati quando la bilancia scende con costanza.

Così ho pensato di fare un piccolo elenco di 10 cose semiserie che ho imparato in questi tre anni di percorso.

1. La bilancia è mia amica

Prima tremavo anche solo a vederla li, MINACCIOSA, in bagno, fare capolino da sotto lo sgabello. La intravedevo e mi assalivano i sensi di colpa. Meglio non salire. Meglio non sapere.

bilancia

Ora è diverso. Ora mi peso quasi ogni giorno, in questo modo tengo sotto controllo le oscillazioni di peso. Alcuni dicono che è sbagliato pesarsi ogni giorno, perchè fa salire l’ansia. A me invece questa nuova abitudine ha insegnato molto di me stessa. Ho imparato che prima del ciclo non prendo peso, durante il ciclo non scendo di un etto, ma appena il ciclo sta finendo perdo in una sola notte anche un chilo. Ho imparato a riconoscere il periodo dell’ovulazione, perchè è in quei due giorni che metto su un chilo o più senza apparente motivo. Ho imparato che se mangio male devo bere il doppio per idratarmi di più e smaltire prima. Ho imparato che mal tollero i latticini e il glutine, perchè quando mangio la pizza prendo anche 2 kg in un colpo solo. Ma sono chili aleatori, basta bere molto e aspettare un paio di giorni per veder svanito l’effetto nocivo. Ma soprattutto ho imparato ad auto regolarmi. Se un giorno faccio qualche sgarro, la mattina dopo ne trovo traccia sulla bilancia e questo mi aiuta a tenere alta la guardia, a tornare subito a comportarmi bene.

2. Si può sopravvivere anche senza carboidrati

Questa cosa me la ripete spesso il coach. E’ scientificamente provato che il corpo umano può sopravvivere senza carboidrati. Non può invece sopravvivere senza proteine o grassi. Ecco… io non lo sapevo. Cioè… pensavo che fossero indispensabili, la “benzina” che permette alla macchina di funzionare, come dicono tutti i dietologi-dietisti-nutrizionisti-ecc..

carboidrati

E invece ho scoperto sulla mia pelle che meno carboidrati mangio, più energie ho. Ora mi farò fare una targa da appendere in cucina: “Si può vivere senza carboidrati“, ma anche una maglietta con la scritta “Senza carboidrati da 3 anni: si può fare!” Che poi non è vero che non mangio carboidrati. La frutta e la verdura sono le mie fonti di carboidrato, e una volta a settimana ho la ricarica con i carboidrati amidacei (patate o riso). Però per la gente comune Carboidrato equivale a Pane, Pasta e Pizza e quelle cose non le mangio più, salvo sporadicamente una pizza. E per sporadicamente intendo due o tre volte l’anno.

3. Ci si può disintossicare dagli zuccheri

Gli zuccheri, o carboidrati, sono una droga e, in quanto tale, creano assuefazione e dipendenza.

zucchero-dipendenza

Quando mangi zuccheri il tuo corpo è momentaneamente gratificato, ma questa gratificazione dura pochissimo. Appena inizia a svanire l’effetto, il corpo chiede immediatamente altri zuccheri… e non se ne esce più. La buona notizia è che è possibile disintossicarsi dagli zuccheri, la cattiva notizia è che è molto difficile, perchè il corpo ne chiede e la volontà è debole, perchè abituata a cedere. Però è possibile. E se è una cosa possibile, allora la possono fare tutti. A volerlo fare, chiaramente.

4. Sollevare pesi era il mio super-potere nascosto

E chi l’avrebbe mai detto? In questi anni ho scoperto che messa sotto un bilanciere, oppure con due manubri in mano, tiro fuori una grinta e una forza di volontà che mai prima d’ora. Ho scoperto che finire una serie con tutte le ripetizioni al completo è per me importantissimo e che per questo doso le forze e vado ad attingere ad una riserva di energie, che neanche pensavo di avere. Ho scoperto che guardarmi allo specchio mentre mi alleno mi fa sentire cazzutissima. Ho scoperto che il bruciore dei muscoli sottoposti a fatica intensa mi piace e galvanizza. Ho scoperto che i dolori muscolari del giorno dopo mi fanno sentire viva. Ho scoperto che anche solo pensare all’allenamento del giorno dopo mi mette di buonumore. Sono una sollevatrice di pesi nata.

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5. Il Mondo gira intorno al cibo

Viviamo in una società che non fa altro che pensate al cibo. Non ne sono mai stata così consapevole come ora che non posso mangiare tutto.

cibo

La gente esce e si ferma al bar a prendere “una cosa” (e sono sempre zuccheri). E’ Natale e si pensa solo a mangiare, idem a Pasqua e a tutte le feste comandate. E poi ci sono i compleanni, gli onomastici, le ricorrenze di famiglia. E le cene di classe, o di squadra, i pic nic e quelle semplici sere da “Che facciamo? Ci andiamo a mangiare una pizza?” oppure il classico dell’estate “Dobbiamo rivederci una sera di queste. Ci andiamo a mangiare una pizza?“. E’ un continuo mangiare e organizzarsi per mangiare. Per non parlare della tv, che ti propone pubblicità “mangia questo, mangia quell’altro” e subito dopo “Ti sei abbuffato? Per digerire prendi questa medicina“. E poi ci sono le trasmissioni in cui si cucina, quelli dove ti fanno vedere come si preparano le ricette, quelli solo dolci, quelli solo carne, quelli di gare tra cuochi, quelli di gare tra ristoranti e così via. Tutto attorno a noi urla “MANGIAMI” e noi mangiamo. E chi non mangia, o mangia solo alcune cose e solo in certi orari, viene visto come strano, fissato, asociale. E finisci con l’esserlo, asociale, se l’alternativa è mangiare in continuazione qualsiasi cosa.

6. Ci sono tanti modi per perdere peso, ma pochi per perdere grasso

Quante diete diverse ho seguito dai 12 ai 39 anni? Infinite. Con ogni dieta ho perso chili, a volte pochi, a volte anche 15-20. Una cosa è certa: nessuna dieta riusciva a farmi cambiare abitudini alimentari, nessuna mirava a farmi perdere grasso, ma solo peso. Quindi indistintamente muscolo o grasso o liquidi, quello che contava era il numero sulla bilancia. Numero che scendeva per un po’, ma poi finiva inevitabilmente per fermarsi per un breve periodo, per tornare poi a risalire. Con gli interessi. E grazie tante. Ora sembra tutto diverso, scendo con costanza da tre anni, in palestra i progressi sono evidenti, perchè riesco ad eseguire maggiori ripetizioni con un carico prima assolutamente impensabile. Non canto vittoria perchè non ho ancora iniziato la fase di mantenimento, ma… insomma… per ora ho la certezza di aver perso 67kg di solo grasso, neanche un etto di muscolo è andato sprecato, anzi qualcosa è stato guadagnato. Questo si traduce in un corpo sodo e atletico, nonostante un po’ di pelle in eccesso. Bene così. La gente mi guarda e mi dice “Però… stai proprio bene… come mai non sembri malata dopo tutti i chili che hai perso?” e io rispondo “Perchè ho perso solo grasso e ho tenuto attivi i miei muscoli.” e li muore la conversazione….

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7. Non era il mio peso a rendermi asociale

Non ho mai avuto una vita sociale effervescente, sono di natura piuttosto introversa, anche se non disdegno una buona compagnia. Rimane il fatto che prima quando rimanevo sola  e mi sentivo esclusa dalla vita sociale dei miei coetanei pensavo fosse per via del mio peso eccessivo. Chi vuole una amica cicciona? A che serve? Ora invece sono in forma e continuo a sentirmi esclusa, asociale. La verità è che ho preso una strada diversa, negli anni, non solo da quando ho iniziato questo percorso. Essendo sempre stata la più grassa della compagnia ho sentito il bisogno di lavorare su me stessa dall’interno, sul mio carattere, sulla mia mente. Pensavo: ok, sono grassa, ma posso imparare ad essere almeno interessante. E a forza di lavorare su me stessa, ho iniziato ad apprezzarmi, fino al giorno in cui ho pensato “Posso anche smettere di essere obesa, basta lavorare sull’alimentazione con la stessa costanza con la quale ho sempre lavorato sul mio carattere.” e così eccomi qui. Rimane il fatto che sono diversa dagli altri, non sono superficiale, non so intrattenere discorsi superficiali, non guardo la tv, non seguo gli sviluppi dei casi di cronaca, non mi interesso di gossip, non mi piacciono i pettegolezzi, non mi atteggio a luminare solo per aver “sentito dire” qualcosa da qualcuno. In pratica sono tagliata fuori dal 99% delle conversazioni e per questo la gente mi vede sorridere in silenzio e forse mi trova vagamente inquietante e finisce che si sentono in imbarazzo loro, ma anche io. Preferisco restarmene per i fatti miei a leggere un libro, oppure a casa a vedere la mia serie tv preferita. Non era il mio peso, ero io!

asociale

8. La colazione è il pasto più importante della giornata

Quando il coach, il 4 agosto 2014, mi ha detto “Basta colazione con latte, fette biscottate e marmellatine” (detto con disprezzo) ho pianto, lo confesso. Cambiare la colazione è stata forse la cosa più difficile per me. All’inizio mangiavo un frutto fresco, della frutta secca e un caffè. Solo dopo due anni sono passata alla colazione salata, la colazione proteica che faccio ora. All’inizio solo l’idea di mangiare uova o carne o pesce a colazione mi disgustava, pensavo che non era per me, punto. Invece ora che ho vinto questo mio limite mentale ho scoperto di amare la mia colazione salata. Quando suona la sveglia il mio primo pensiero è per la carne macinata che mi aspetta per colazione e ho già l’acquolina in bocca.

colazione

E dopo aver mangiato della carne o delle uova o del pesce con i pomodori o le carote o un frutto e della frutta secca e un caffè… sto come un cannone! Sono energica, sveglia, per nulla appesantita, piena di forza e pronta ad allenamenti intensi e fortificanti. Quando prendevo il latte col caffè e qualcosa di dolce (biscotti o fette biscottate) mi sentivo stanca, demotivata, appesantita e, dopo poco, di nuovo affamata… di altri zuccheri. Fai una buona colazione e la giornata parte immediatamente con il piede giusto. All’estero la colazione con uova e bacon è prevista, da noi c’è tutto un taboo sulla colazione salata, perchè qui vige la religione di “cornetto e cappuccino” che io posso affermare con orgoglio di aver rinnegato.

9. Cucino e faccio la spesa in modo diverso

Da quando ho iniziato questo percorso ho cambiato anche modo di cucinare. La piastra è diventata un complemento di arredo ed è sempre sui fuochi. Peso l’olio da mettere nei condimenti. Non friggo più (tranne rari casi per i bambini, ma anche per loro preferisco la cottura al forno, al massimo).

fritto

Non compro zucchero da non so più quanto tempo e a casa è vietato il sale bianco. Uso solo aceto di vino o di mele, mai quello balsamico. Evito di comprare frutti come i fichi, i cachi, le banane e l’uva, anche se questi ultimi due frutti li porta raramente la suocera per i bambini. Anche il mio modo di fare la spesa è diverso. Vado dal macellaio di fiducia per la carne, non compro latticini e formaggi, non compro niente che sia stato precedentemente lavorato, quindi capirete che non compro quasi niente di quello che di solito è in offerta nei supermercati. Cerco di avere solo cose sane a casa, così da avere meno tentazioni e da insegnare anche ai bambini a mangiare meglio. Ovviamente a loro sono concessi strappi alla regola, ma le merendine e i wurstel non li mangiano più, assolutamente.

10. La vergogna nasce nella mente

Quando ero grassa mi vergognavo del mio corpo. Cercavo di nasconderlo sotto abiti più larghi, come se questo fosse sufficiente. E’ stata mia madre, credo, ad insegnarmi a vergognarmi del mio corpo. Quando ero bambina e mi portava in un negozio per comprare un vestito, chiedeva alla commessa un modello “a camicione” perchè ero forte de panza. Per le gonne cercava i modelli con l’arricciatura bassa, stretti sul bacino, perchè così evitava l’effetto “zingara”, come diceva lei. Quando avevo 15-16 anni mi comprava mutandoni al ginocchio da mettere sotto le gonne, così non mi si irritava la ciccia dell’interno coscia. La mortificazione del corpo e della femminilità.Era il suo modo per farmi sentire bella nonostante il grasso, però poi ci rimanevo male quando criticava il modo di vestirci di ragazze “ciccione” (come diceva lei, ma comunque più magre di me) perchè osavano qualcosa di corto o aderente. “Se hai delle gambe grasse, devi coprirle. E’ indecente.

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E’ stato naturale per me essere una ragazzina e sentirmi orribile anche agli occhi della mia stessa madre e così ho finito col vergognarmi dell’aspetto del tuo corpo, anche quando non era ancora un corpo obeso. Ora ho 42 anni, ho maturato una certa consapevolezza, ho lavorato molto sul mio corpo e sull’accettazione dei miei difetti, sono molto orgogliosa del lavoro fatto e della forma del mio corpo, ma ammetto che rimane latente quel senso di vergogna quando entro in un negozio e chiedo di provare qualcosa come un abitino o un costume da bagno. E guardo con invidia chi, pur pesando almeno 20 kg di me, sfoggia look più femminili con orgoglio e naturalezza. E’ su questo che devo lavorare adesso.

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7 commenti

  1. Ma ti sembra il caso di sparire così ? Ci sono persone , tipo me, che senza te si sentono perse al punto da convincere il figlio a vedere la torre nera, a sfogliare un king…….un king…….
    Cmq i kg intorno ai 60 cioè i primi extra sul normo peso sono insidiosi infiltrati nei muscoli e difficili da buttare, io ho buttato la bilancia, ma credo di essere tra 70-80.
    Mi sono molto placata circa il vitino da vespa di mio figlio e le ditine ossute, credo che il rachitismo sia solo un lontano ricordo. Ha energia da vendere e quindi cucino meno e mi stresso meno. Vivo in una città non predisposta per fare gym all aria aperta ma solo passeggio. Ma sono fortunata perché se ci viene tutto il mondo significa che domani mi inventero un itinerario, ho finito sogno di una notte di mezza estate grazie all illustratore, e sto cercando altro di rackham e william hatherell. Sigh ti assenterai ancora per molto ?

    • Sto poco al pc in estate e me ne scuso, ma sento l’esigenza di scrivere e ho tante cose da dire e lo farò il prima possibile, prometto 🙂
      Sogno di una notte di mezza estate devo assolutamente leggerlo. La torre… il film per ora lo lascio da parte, sto leggendo il terzo capitolo della saga e non è male, ma neanche questo capolavoro di cui parlano tutti, almeno per ora.
      A presto, ok?

  2. Tu mi porti bene stamattina ho iniziato una 5 giorni detox e sento già quei piacevoli morsi della fame, nei centri commerciali…ci urlano mangia compra vestiti, quest estate ho messo tante creme modellanti cosce, sul giro vita spero di lavorare meglio.
    Ti consiglio i libri illustrati BUR per sogno piacerà anche a tua figlia.

  3. Poco tempo fa ho seguito un documentario di una persona che fa un uso molto limitato di zuccheri. Ha voluto seguire per tre mesi la “dieta” di un americano tipo, quindi esagerare con bibite, beveroni, ice cream di Mc D. e altre amenità simili, nel giro di poche settimane era aumentato di molti kg, si sentiva sempre svogliato, insonnolito, il suo corpo richiedeva sempre più zuccheri. Finito il periodo è ritornato ai suoi regimi precedenti con grande fatica, nemmeno si stesse disintossicando. Fa pensare moltissimo.
    Con tua mamma hai parlato di questo atteggiamento che aveva nei tui confronti quand’eri piccola e delle conseguenze che ha avuto sulla tua psiche in crescita? se si, pensi abbia capito? Se no, non capirebbe?

    • Lo zucchero è la droga dei poveri…. ne abusiamo senza neanche rendercene conto. Che tristezza.

      Con mia madre ho provato, ma lei rifiuta ogni tipo di responsabilità riguardo la mia obesità. Il problema con il peso era mio e solo mio. Ne ero io la causa e io ho dovuto risolvermela da sola. In questi tre anni ho però capito che incolpare qualcuno dei miei problemi non me li avrebbe risolti. Mi sono assunta le mie responsabilità e sono andata avanti. Lei, come madre, ha fatto del suo meglio. Era convinta che nascondere le mie rotondità con abiti abbondanti fosse davvero il modo migliore per non farmi sentire a disagio. Lei è sempre stata magra da ragazza e quindi pensava forse che chi non fosse magro si sentisse a disagio. Le dispiaceva che la sua prima figlia si sentisse a disagio e per questo mi nascondeva. Non poteva pensare che io avrei pensato che se lei sentiva l’esigenza di nascondermi era perchè si vergognava di me. Non era quello il suo intento e morirebbe se sapesse che il suo modo di amarmi mi feriva.
      Come madre capisco che quello che per noi è il modo migliore, potrebbe essere addirittura nocivo per i nostri figli.
      Questa mattina, ad esempio, la mamma di un compagno di classe di mio figlio per l’anno prossimo, classe senza zaino, urlava disperata perchè lei VUOLE che il figlio studi sui libri cartacei e non sul computer “PERCHE’ QUANDO ANDRA’ AL LICEO SCIENTIFICO DOVRA’ STUDIARE SUI LIBRI!” ha urlato così, come se fosse scritto che il figlio tra tre anni andrà allo scientifico, come se non ci fossero alternative. Ecco… ho pensato che lei vuole il meglio per il proprio figlio, solo che si dimentica di chiedere al figlio cosa voglia in realtà. E io penso che il figlio potrebbe soffrire perchè è un pochino più lento dei suoi compagni e magari soffre perchè non riesce a stare al passo degli altri, ma soprattutto non riesce ad essere all’altezza delle aspettative e delle ambizioni della madre. Ora… lei sta cercando di dare il meglio al figlio…. possiamo colpevolizzarla?

      • Avere aspettative alte sui figli può spronarli oppure mortifcarli, sta a noi genitori fare una giusta valutazione per farsi che non succeda la seconda opzione. Io sono sempre andata bene a scuola, ma x mia madre non era mai abbastanza. Non mi sono mai sentita all’altezza delle sue aspettative, ma sempre in difetto. Anche quando ho scelto il ragazzo che sarebbe poi stato mio marito, o il lavoro o altro. Mai contenta. Si, la colpevolizzo. Le aspirazioni di una madre, i suoi sogni, non possono divenire gli incubi dei figli.

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