Giorni Felici

Furore di John Steinbeck

Giorno felice #926

E’ ufficiale, Steinbeck è uno dei miei scrittori preferiti.

Ho letto l’ultima pagina di Furore martedì sera e ancora sto li a pensarci, ad arrabbiarmi, a riflettere, a stupirmi e soprattutto ad indignarmi.

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Furore racconta la storia della famiglia Joad che è costretta a lasciare la propria casa nell’Oklaoma per cercare fortuna in California alla fine degli anni 20. Solo che, come loro, c’erano centinaia di migliaia di famiglie in movimento verso la terra promessa nell’estremo ovest, famiglie affamate di lavoro e di cibo, disperate e sconvolte dall’impossibilità di riuscire a dare un tozzo di pane quotidiano ai propri figli.

Furore però è anche la storia di una sconfitta per l’umanità, la sconfitta di uno stato che ha messo il profitto di pochi di fronte al bene di molti, la sconfitta di chi pensa che l’immigrato (o emigrato) sia una bestia che non merita nulla, che non ha sentimenti o necessità umane, che non ha desideri e speranze, che non ha diritti e che arriva solo per prendere con la forza la nostra roba, per rubarci il nostro benessere.

Tutto il romanzo, scritto nel 1939 e premiato l’anno successivo con il Premio Pulitzer, fa pensare costantemente alla situazione europea attuale, a tratti in maniera sconvolgente. E a sconvolgere è soprattutto la consapevolezza che chi governa OGGI sta commettendo gli stessi errori di chi governava IERI.

E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con gli occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla.

E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza.

E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la Storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi.

Ebbene, i grossi proprietari ignorarono questi tre avvertimenti della Storia.

La terra si concentrò in un numero sempre più esiguo di mani, la quantità degli espropriati aumentò, e tutti gli sforzi dei grossi proprietari s’indirizzarono verso la repressione. Il denaro fu speso in armi e attrezzature a difesa delle imprese fondiarie, e vennero sguinzagliate spie che intercettassero qualsiasi avvisaglia di rivolta per poterla stroncare sul nascere – anche con i gas. L’evoluzione dell’economia fu ignorata, i progetti di riforma furono ignorati; l’attenzione si concentrò sui mezzi per reprimere la rivolta, senza intervenire sulle cause della rivolta.

Vi ricorda niente?

Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perchè a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perchè e sappiamo come. La gente di sposta perchè lo deve fare. Ecco perchè la gente si sposta. Si sposta perchè vuole qualcosa di meglio. E quello è l’unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. E’ a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi.

Mi viene il forte dubbio che la nostra classe politica, italiana, eurpea, americana, mondiale, tutta, non abbia mai degnato Furore di uno sguardo, perchè altrimenti sono sicura che anche la testa più bacata si sarebbe messa in funzione e avrebbe riconosciuto i segni.

Furore obbligatorio, altro che Promessi Sposi e Divina Commedia. Non insegniamo a temere l’inferno e ad aspirare al paradiso. Insegniamo a rispettare le vite umane.

Il libro poi è pieno di personaggi interessantissimi, a partire dall’ex predicatore Cody.

Se gli serve un milione di acri per sentirsi ricco, mi sa che gli serve perchè si sente molto povero dentro; e se è povero dentro, non c’è nessun milione di acri che lo può far sentire ricco, e magari è scontento che niente di quello che fa riesce a farlo sentire ricco… non ricco come la moglie di Wilson quando c’ha dato la tenda prima che Nonno moriva. Non è che voglio fare una predica, ma io di uomini che accumulano roba come le marmotte n’ho visti tanti, e non n’ho mai visto manco uno contento.

Grandi verità difficili da digerire, perchè poi ti prendono allo stomaco e ti levano il sonno perchè ti fanno pensare a tutte quelle volte in cui pensiamo solo ad accumulare roba e sembra non basti mai e poi siamo sempre infelici e pensiamo che se compriamo di più smetteremo di essere infelici e invece non è così. Finchè poi ti trasformi in mia madre, che vive nell’incubo che qualcuno le entri in casa a rubare roba e allora si è barricata dentro, ha messo sbarre alle finestre, che sembra di stare in prigione, con allarmi e contro allarmi e se deve andare da una stanza all’altra deve aprire e chiudere centinaia di serrature.

Ci sono poi gli ideali, non necessariamente politici, ma umani, che andrebbero insegnati ai ragazzi, mentre gli insegniamo ad andare in bici senza rotelle, ad usare il coltello e la forchetta, a pettinarsi da soli, a caricare la lavastoviglie, ecc…

Terribile è il tempo in cui l’Uomo non voglia soffrire e morire per un’idea, perchè quest’unica qualità è fondamento dell’Uomo, e quest’unica qualità è l’uomo in se, peculiare nell’universo.

Infine c’è la mamma, Ma’ Joad, un personaggio che racchiude in se tutta la forza di tutte le donne del mondo, quelle donne che, silenziosamente, guidano e sostengono intere famiglie anche e soprattutto quando l’uomo non sa cosa fare. Donne capaci di tutto pur di proteggere la propria famiglia, con le buone e con le cattive, se necessario.

E poichè il vecchio Tom e i figli non potevano conoscere sofferenza o paura se lei non denunciava sofferenza e paura, aveva imparato a rinchiudere l’una e l’altra dentro se stessa. E poichè, quando succedeva qualcosa di lieto, loro la guardavano per vedere se in lei ci fosse gioia, si era abituata a trarre motivo di riso da faccende che non ne avevano. Ma meglio della gioia era l’equilibrio. Il senso della misura dà affidamento. E il grande e umile ruolo di Ma’ in seno alla famiglia le aveva conferito dignità e una nitida, equilibrata bellezza. Il suo ruolo di risanatrice aveva dato alle sue mani sicurezza, nerbo, sapienza; il ruolo di arbitro l’aveva resa remota e infallibile come una dea. Sembrava sapere che se lei avesse vacillato, l’intera famiglia avrebbe tremato, e che se un giorno si fosse trovata a cedere o a disperare davvero, l’intera famiglia sarebbe crollata, avrebbe smarrito ogni volontà di funzionare.

Come questi ci sono tantissimi altri brani che varrebbe la pena leggere e rileggere più e più volte.

Furore è stato più difficile rispetto a La valle dell’Eden, un po’ più lento soprattutto nella prima parte, ma è stata una esperienza unica l’averlo letto tutto, perchè mi ha lasciato qualcosa di importante nel cuore e non posso chiedere niente di più ad un libro.

Ovviamente dal libro è stato tratto il film con Henry Fonda nel ruolo di Tom Joad figlio, ma dopo essere rimasta tanto delusa dal film La valle dell’Eden, non ho alcuna intenzione di lasciarmi rovinare il ricordo di Furore.

Lo consiglio e stra consiglio.

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8 thoughts on “Furore di John Steinbeck

    1. Cambiare la Vita è esagerato, ma mi ha aperto gli occhi… o solo dato conferme a quelli che erano miei pensieri acerbi. Comunque vale la pena leggerlo, come dici tu, sarebbe peccato mortale non farlo.

      1. David Foster Wallace cambia la vita!! Come Dickens… Potrei farci un post 😊 dal titolo Scrittori nefasti 😂 ora chiedo al dottor Kambublus che ne pensa

      2. Ti confesso che ho provato a leggere Infinite Jest e dopo una cinquantina di pagine l’ho mollato.
        Non sono pronta.
        Mi disturbava quel modo di raccontare… non capivo… mi perdevo… dimenticavo….
        No, non sono pronta per DFW 😦
        Dickens invece lo apprezzo e infatti ho in programma un paio di suoi libri che mi piacerebbe leggere.

  1. ho appena finito “Una vita come tante” (e già mi mancano…) e prima di passare a qualcosa di così intenso come Steinbeck devo decomprimere un pochino….quindi ho 4 giallisti/noir italiani in attesa!

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