Giorni Felici

Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente

Giorno felice #919

Come avevo anticipato via Instagram, ho iniziato a leggere un libro per cercare di capire mio figlio, che sta per compiere 11 anni e che si sta avviando a passi da gigante verso quella che gli esperti chiamano PRE- ADOLESCENZA.

Ora, con i figli è così. Nascono e non sai neanche come cambiargli il pannolino. Quando diventi pratica di pannolini iniziano con le coliche, poi con la dentizione, poi iniziano a camminare e cadere. Poi arrivano i “terribili due” durante i quali i bambini esplorano/distruggono qualunque cosa. Poi inizia l’asilo e devi capire come aiutare il bambino a socializzare. Poi la scuola e inizi a scontarti con i capricci da “non ho voglia di andare a scuola” e con le maestre che più che aiutarti a guidare tuo figlio nella direzione migliore, stanno li a criticarti come madre. E quando inizi a farci il callo, ecco che arriva la pre-adolescenza e tuo figlio di quasi 11 anni inizia a chiudersi le porte alle spalle, sbattendole e urlando “Mi state rovinando la vita!

Siccome libretti delle istruzioni non ne ho partoriti insieme al primogenito (e anche la seconda è arrivata senza), e siccome a me non piace l’idea di crescere i figlio così… a braccio… senza avere in mente una direzione, senza avere almeno una bozza di idea di educazione, ho sempre cercato di informarmi, di leggere libri che potessero in qualche modo non dico preservarmi dagli errori, ma aiutarmi ad evitare almeno quelli più grossolani.

L’età dello tsunami – come sopravvivere a un figlio pre-adolescente di Alberto Pellai e Barbara Tamborini l’ho comprato proprio perchè ho iniziato a provare quella familiare, ma sempre sgradevole sensazione di trovarmi in un punto cruciale dello sviluppo di mio figlio senza sapere davvero cosa fare.

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So, per esperienza, che istintivamente metto in atto quei meccanismi che i miei genitori hanno messo in atto con me, ma questo non mi piace, perchè credo di non essere cresciuta in maniera molto equilibrata, so di aver sentito la mancanza di un rapporto diverso con i miei genitori, di non essere mai stata davvero capita da loro e per questo non vorrei riproporre quegli schemi che mi hanno fatta soffrire da ragazzina e portata ad una grave obesità negli anni.

Questo libro è stato molto interessante e, per certi versi, un modo per capire non solo cosa sta accadendo a mio figlio, ma anche cosa è accaduto a me quando avevo la sua età.

All’inizio il libro ti spiega come tuo figlio si comporta o comporterà a breve e, credetemi, c’è da aver paura. Iniziano a mettere in discussione l’autorità degli adulti, a dubitare della nostra onniscienza e a ribellarsi al modello di adulti che proponiamo loro. Questo è sano, serve loro a capire chi sono e cosa vogliono diventare, ma è stressante perchè significa discussioni su discussioni. Inoltre i ragazzi a questa età non conoscono il senso del pericolo e, proprio per lo sviluppo del loro cervello, non hanno ancora sviluppato alcune capacità, come quella di valutare i rischi. Per questo spesso si mettono dei guai, se noi genitori non siamo capaci di fornire loro delle regole e degli strumenti che li aiutino li dove da soli non riescono.

Nel secondo capitolo il libro ti spiega appunto cosa avviene in questa età nella testa dei ragazzi, dallo sviluppo delle sinapsi alla ricerca di esperienze eccitanti, dalla voglia di autonomia ai pericoli delle nuove tecnologie, dall’importanza delle amicizie alla tendenza a sviluppare dipendenze. Terrificante, anche perchè non capisci mica come devi comportarti.

Poi finalmente nel terzo capitolo si parla dei genitori e bisogna capire che tipo di genitori siamo e come quello che siamo influirà sia nella pre adolscenza dei nostri figli che nel loro sviluppo verso una età adulta equilibrata e consapevole. Ci sono anche dei test che ti aiutano a capire meglio che tipo di genitore sei e io sono risultata un tipo abbastanza equilibrato, che non ha paura di discutere con il proprio figlio.

La cosa che mi ha aperto di più gli occhi è capire perchè certi atteggiamenti di mio figlio mi facciano diventare una furia irragionevole, una belva urlatrice. Poi mi pento di aver urlato come una folle e mi rendo conto non solo di aver sbagliato, ma anche di non aver colto il punto con mio figlio che, in questo modo, non ha capito dove ha sbagliato e lo rifarà alla prima occasione.

Alcuni genitori vengono dal terapeuta sconvolti perchè si sono sentiti dire parole “che io, dottore, non avrei mai immaginato di poter dire a mio padre“. Poi, andando a scavare, si scopre che avevano padri molto severi, che davano ceffoni e non hanno mai permesso loro di esprimere la propria rabbia o dissenso. Poterlo fare, invece, è molto importante, solo che all’inizio i ragazzi non sanno bene come e, guidati dal cervello emotivo, alzano la voce, sbraitano, dicono cose irripetibili. Non vale la pena di sentirsi feriti nell’orgoglio, pensare che sono dei maleducati e dei cafoni, e che bisogna raddrizzarli con forza uguale e contraria. Non è così che impareranno a gestire bene un conflitto con gli adulti. E’ invece, il senso di autorevolezza e controllo che sapremo mostrare loro nel concreto a fare la differenza sul lungo periodo.

Ecco… da leggere e rileggere finchè non lo avrò imparato a memoria.

Nel libro ci sono anche consigli di film da vedere con i ragazzi, con i temi trattati e tutta una serie di domande da porci e porre per capire meglio il messaggio trasmesso, e un pratico elenco di situazioni reali e come comportarsi e non comportarsi per ciascuna di esse.

Insomma… io dico che mi ha un pochino aiutata. Sto cercando di mantenere il controllo, non scatto come una molla quando lui si mette a manifestare la sua rabbia sbattendo cose. Sto cercando di aspettare che sbollisca la sua rabbia prima di parlargli. Se vedo che nella rabbia se la prende con la sorella, cerco con calma di fargli capire che non è giusto prendersela con lei quando la causa della sua rabbia è un’altra. Sto cercando di sorridere e usare ironia per sdrammatizzare, ma anche per farlo ridere di più.

E per ora, da quando ho terminato la lettura, non ho più urlato tanto da vergognarmene. Sicuramente succederà di nuovo (ho scoperto che a me fa saltare i nervi quando mi interrompe mentre parlo, alzando la voce, per dire la sua, senza neanche darmi il tempo di dire quello che devo dire), ma sto provando a non dimenticare il mio ruolo e lo scopo di tutta questa fase.

Faticoso, ma anche molto bello vedere i figli crescere.

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15 thoughts on “Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente

  1. già riuscire a riconoscere che le nostre reazioni non sempre sono “propriamente adatte” ( 😀 ) è un bel passo avanti, secondo me!
    e fare il confronto con quello che è successo a noi alla stessa età a volte è molto istruttivo, soprattutto per sapere come NON comportarsi!

    1. Infatti. Personalmente mi sono sempre interrogata su che tipo di madre volessi essere e come evitare certi errori grossolani che penso abbiano commesso i miei genitori. Anche solo il fatto di non pensare a cosa fare, ma di reagire istintivamente può creare diversi problemi al figlio.

    1. Che brava madre. La mia invece mi critica continuamente quando applico un metodo educativo diverso da quello suo. Secondo me si sente minacciata e accusata come madre: se non fai come ho fatto io, allora mi stai dicendo che non ti è piaciuto come ho fatto? Se il tuo metodo è giusto, allora il mio era sbagliato? E quindi è tutta una critica, soprattutto verso mio figlio. Che palle.

      1. Sia chiaro che mia madre non è perfetta ma è anche vero che io come figlia non sono facile ma almeno ho fatto pace con me stessa :-). mia madre non mi ha mai fatto un complimento e se prima le urlavo questo fatto ora quando li fa scatta l’applauso e le dico “mamma mi hai fatto un complimento??” e lei dice “sei proprio cretina” e io “eh già ho preso da te” insomma la butto sull’umorismo!!! Ah le madri che guaio che sono

  2. A me piacciono i libri sulla felicità danese o Morelli che ha scritto un opera omnia su non educarli.
    Come HS rifletto che i genitori si privano della potestà genitoriale delegando a orfanotrofi part time alias scuole i propri pargoli, è una visione mia HS. Poi ricordano di averli due ore la sera e la domenica e so drammi.
    E infine non mi stupisco più di nulla nel parco della mia amica c era una bambina dolcissima che tutti i giovedì andava da uno psicoterapeuta perche scavando su queste reazioni pre adolescenziali avevano tirato fuori uno stupro, sia in famiglia che ….vabbe ….
    Mio padre usava con me il metodo prima ti racconto la mia vita poi se vuoi tu mi racconti la tua poi ridiamo, pensiamo, facciamo ipotesi, programmi, e parliamo parliamo…..aveva il dono di saper ascoltare.

    1. Vedi? Tuo padre era un padre molto diverso dal mio. Il mio non era interessato a me. Io DOVEVO fare ed ESSERE come lui voleva. Non potevo pensarla diversamente. Non potevo esprimere la mia opinione e se lo facevo venivo attaccata verbalmente con parole che, credimi, da bambina ti segnano. Ogni mio pensiero adolescenziale, sicuramente cavolate dettate dall’età, veniva caricato di chissà quali significati e mi buttavano addosso tanta pesantezza. Mi rifugiavo nei libri e loro si lamentavano perchè ero sempre chiusa in casa. Mangiavo e mi criticavano perchè mangiavo troppo, poi però gli avanzi del pranzo della domenica dovevo finitli io, perchè loro volevano stare leggeri di lunedì. Mia madre mi portava per dietologi e mai una volta che si fosse sforzata di cambiare la sua alimentazione per seguire la mia, per farmi sentire meno “strana”. Una volta un dietologo le disse di farsi un cane, per gli avanzi, perchè pretendere che io mangiassi gli avanzi per non buttarli era cattiveria. Lei si offese e cambiammo medico.
      Ce ne sarebbero da raccontare.
      Comunque quello che interessa me è essere una figura diversa per mio figlio, riconoscere la sua personalità in quanto diversa dalla mia e comunque degna di rispetto e amore. Vorrei che lui non si sentisse giudicato dalla sua famiglia, ma sempre amato e sostenuto. Vorrei che fosse un brav’uomo, responsabile ed educato. Vorrei che fosse consapevole di chi è e che ne andasse fiero. Vorrei tante cose e spero di riuscire a donargliene il più possibile.

      Come ex HS ti capisco, molti delegano i figli alla scuola, poi ai nonni, allo sport, agli amici, a chiunque pur di non prendersi alcuna responsabilità educativa e questo è squallido. Io mando i miei figli a scuola non per non averli tra i piedi a casa, ma perchè penso che abbiano bisogno di stare insieme ai loro coetanei. Mio figlio l’anno scorso ha sofferto moltissimo la lontananza dai suoi amici e di questo ero dispiaciuta. A livello didattico lavorano sicuramente meno di quanto lavoravamo a casa e lo fanno in maniera più noiosa, ma a casa cerco sempre di fornire stimoli e integrazioni, li aiuto a ragionare in maniera più ampia e appena possiamo viaggiamo per scoprire nuove cose, insieme. Li stimolo a leggere e a porsi domande. Poi se e quando vorranno approfondire qualsiasi argomento, potranno sempre farlo.
      L’HS è bellissimo, ma bisogna farlo in maniera diversa da come l’abbiamo fatto noi. Innanzitutto bisognerebbe avere un gruppo vicino con il quale confrontarsi, e avere anche una famiglia con sufficiente apertura mentale da supportarti e coadiuvarti. E per me mancava il tempo, tra la palestra la mattina e il lavoro il pomeriggio. E bisognerebbe partire da zero, dall’asilo, in modo da riuscire a dare una impostazione diversa da subito, perchè quando è subentrata la noia da scuola, è difficile riuscire a scuoterli.

      Ma mi sono dilungata troppo….

      1. Niente niente, non sono manuali, quindi si attaccano alle mie mani in genere al supermercato e poi si staccano da soli, forsr perché chiedo a mio figlio che risponde salterellando .
        Diciamo che la nostra HS è tipo alla jovanotti lui cresce, salta, mangia e beve.
        Poi cucina corre insomma sceglie lui.
        Ho conosciuto Erika di persona e mi ha stravolto la vita noi da allora siamo unschool, selvaggi.
        Dopo il meeting di Rimini mi persi per le montagne ci ritrovammo a san sepolcro, guidando pensavo ma che ha detto quella ? volevo mio figlio felice, ed Erika ha capito il suo animo libertario.
        Prima gli facevo segnare data e ora sul quaderno avendo la scuola di fronte e l ex contro documentavo che non battevamo la fiacca.
        Ora documento che siamo liberi, non so cosa impariamo ma mio figlio mi sembra più …..vivo.
        Sarebbe dura spiegare ma cinque anni di ospedale sta recuperando tutte le funzioni che poi debba usare la calcolatrice chissene.
        Mio padre la sera a tavola si sedeva che sembrava un demone, mi contava i cucchiai, dottor jekil e mr hide insomma quelli….transformer
        Anni dopo scoprii che aveva perso una sorellina che era la mia fotocopia.
        L unica cosa di cui mai avesse detto
        Ora dovrebbe vedermi sempre a dieta
        Forte il cane per gli avanzi mi sono dilungata più di tr

  3. Oppete scordavo anni fa i manuali di tata Lucia li ho presi tutti, forse la donna più equilibrata che abbia mai scritto sui bambini, soprattutto perche in una delle puntate fa a pezzi punto per punto la tendenza generalizzata delle scuole di voler curare psicanalizzare e neuro analizzare i bambini che non si piegano al sistema.
    Pagando alla cassa un libro della tata passò con la dicitura Bibbia, un errore che mi fece sorridere. A lei sarebbe piaciuto.

  4. È bello crescere i figli e ognuno è diverso e ciò che vale per uno per l’altro no quindi cambiano il gioco e le regole.
    Il mio è entrato in una fase di regresso a causa di ciò che è avvenuto a novembre ma pian piano sta riprendendo le distanze da me e ha solo 9 anni. Sbatte già le porte e urla x sovrastarmi. Non è facile agire bene quando si è incavolate.

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