La valle dell’eden di John Steinbeck

Giorno felice #917

Mi sono presa qualche giorno di tempo per metabolizzare la lettura di La valle dell’Eden di John Steinbeck prima di parlarne qui sul blog e sono felice di averlo fatto.

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Mettiamo subito le carte in tavola: io l’ho adorato.

Dopo aver letto Una vita come tante, a gennaio, ho pensato che avrei avuto difficoltà a leggere qualcosa di meglio in questo 2017 e invece eccolo qui, un libro ancora più bello, ed è solo febbraio.

Certo, con un Premio Nobel vincere è facile, ma non scontato.

Parliamo del libro.

Ambientato tra la fine dell’800 e la prima guerra mondiale in una California in fermento, la storia racconta le vicende di due famiglie, principalmente. Gli Hamilton e i Trask. Due famiglie diversissime tra loro, ma legate dall’amicizia tra Samuel Hamilton, patriarca della sua numerossisima famiglia, e Adam Trask, solitario padre dei due gemelli, Aron e Caleb. Una amicizia bellissima, molto profonda, capace di sostenere e scuotere, a seconda delle necessità, ma soprattutto capace di riflettere sulla profondità della Vita. A questi due personaggi si unisce sempre Lee, il servitore cinese di Adam Trask… secondo me il personaggio più bello, capace di esserci sempre senza imporsi mai, saggio ma non presuntuoso, simpatico e umano, senza Lee il libro non sarebbe stato lo stesso.

“Forse la conoscenza è troppo grande e gli uomini stanno diventando troppo piccoli” disse Lee. “Forse, inginocchiandosi davanti agli atomi, anche il loro spirito diventa grande come un atomo. Forse lo specialista è solo un codardo, che ha paura di guardar fuori dalla sua gabbietta. E pensa a cosa si perdono gli specialisti: il mondo intero, oltre la siepe.”

C’è poi tutta la riflessione biblica su Caino e Abele e su una singola parola, THIMSEL, che in ebraico significa “tu puoi“, attorno alla quale si sviluppa un ragionamento complesso tra Lee, Samuel e Adam, ma che alla fine risolve la storia di Caleb, figlio di Adam, perchè lo aiuta a liberarsi dai suoi demoni interni.

Il libro è ricco di spunti di riflessione sugli argomenti più disparati e penso che sia uno di quei libri di formazione che bisognerebbe somministrare ai ragazzi in età scolare, perchè aiuterebbe molto, secondo me, a crescere, a mettere le cose in prospettiva, a decidere che tipo di persona si vuol diventare, se buona o cattiva.

Forse è vero che discendiamo tutti da gente irrequieta, nervosa, criminale, litigiosa e rissosa, ma anche da gente coraggiosa, indipendente, generosa. Se i nostri padri non fossero stati così, sarebbero rimasti a casa, nei loro campi del vecchio mondo a morire di fame su una terra troppo sfruttata.

Steinbeck è stato per me una rivelazione. Avevo letto Furore molti anni fa, ma non ero pronta, ricordo solo vagamente la fatica di finirlo. Ora invece questo libro è stato così scorrevole, così facile, ma al tempo stesso così impegnativo da volerlo rileggere appena finito.

Ora sto leggendo Uomini e topi, sempre di Steinbeck, molto diverso da La valle dell’eden, ma molto intenso. E penso che prima o poi rileggerò anche Furore.

 

Dopo aver finito il libro ero così abbattuta e sola che ho pensato di consolarmi vedendo la sua celebre trasposizione cinematografica con James Dean nel ruolo di Caleb Trask.

Primo pensiero appena finito il film?

Ah, vedi? I libri Hollywood li rovinava anche negli anni 50!!!

Innanzitutto manca tutto il libro, perchè il film inizia dalla fine, dalle ultime vicende e non si prende neanche la briga di fare dei flashback per spiegare cose avvenute prima.

Tutta l’infanzia di Adam Trask, come ha conosciuto Cathy Ames, chi era e com’era lei da giovane, il rapporto col fratello Charles…. manca tutto. E come si fa a capire qualcosa di Cathy se non sai cosa ha fatto quando era giovane? Come fai a capire Caleb Trask e suo fratello Aron se non sai quanto sia loro mancata una figura materna? Come fai a capire l’inquietudine di Caleb, che crede di aver ereditato il sangue cattivo dalla madre?

Non puoi capirlo, ecco.

locandina

Manca poi tutta la famiglia Hamilton, resta solo il figlio che ha fatto soldi, ma non c’è traccia di Samuel, che è un personaggio MERAVIGLIOSO, con la sua curiosità, il suo ottimismo, la sua allegria, la fiducia nell’uomo e nel futuro. Samuel Hamilton è forse il mio uomo ideale… nonostante l’aspetto da patriarca dalla barba bianca. E nel film lui non c’è. Tristezza.

La cosa più grave è che manca anche Lee… e non ho parole. Come si può pensare di inserire il personaggio di Joe e non quello di Lee? Come hanno potuto inventarsi un Caleb che chiede soldi in prestito alla madre, quando invece ci pensa Lee? Come hanno potuto tenere il personaggio del meccanico che insegna il difficile procedimento per mettere in moto la prima auto e allo stesso tempo tagliare un personaggio basilare come Lee? Inconcepibile.

E alla fine tutto si riduce, nel film, ad una storietta d’amore tra due adolescenti…. non ci posso credere.

Ho sbagliato io, a voler vedere il film subito dopo aver letto il libro.

Comunque, tornando al libro, io lo consiglio vivamente a tutti, in assoluto uno dei libri più belli che io abbia mai letto.

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8 commenti

  1. è bello leggerti felice e soddisfatta di un libro!
    non ho mai letto niente di Steinbeck…ma come di tanti altri autori importanti….
    mi viene in mente una vignetta di Garfield “così tanti pesci….e così poco tempo” 😀
    quanto mi piacerebbe poter avere tutti i giorni almeno 4/5 ore da dedicare alla lettura….

  2. Mentre ti leggevo dicevo il servitore cinese Lee ? E chi se lo ricorda, due famiglie, quali? Certo che ero adolescente quando vidi il film ma devo averlo dimenticato, in effetti nel film non c è nulla del libro che tu racconti, solo tormento, e questi nomi biblici pesanti, io credo che la cinematografia inculcasse all America una sorta di stay…. Con la testa bassa, tutt altro che tu puoi…..o almeno questo è il ricordo che ho del film, se uno visita l America per molto tempo come l ho vista io, soprattutto a contatto con mormoni e religioni dure lo percepisce a tutt oggi in concetto di …..cresciamo i figli come se fossimo nel vecchio continente altro che terra delle opportunità, il sottile effetto del cinema è questo, la letteratura è ad appannaggio di pochi in effetti ha ragione Claudia nessuno ha cinque ore da dedicare a un libro meglio due ore al cinema o in TV che te lo raccontano come vogliono loro a taglia e cuci ti forgiano la mente e tarpano le ali, in certi casi il cinema distrugge il lavoro di evoluzione di certi scrittori, a me un messaggio bello questo film non lo aveva lasciato, nonostante un Dean gnocco.

    • Forse è proprio come dici tu, il sistema cerca in continuazione di omologare le menti, proprio per questo bisognerebbe ribellarsi e leggere di più.
      Io amo il cinema, ma i libri sono tutta un’altra cosa.
      In questo caso ti posso assicurare che il film e il libro non hanno quasi nulla in comune e, ovviamente, il libro è meglio, molto meglio.
      Prova a leggerlo e poi fammi sapere.

      • Sono manuali dipendente io mi piace troppo avere un diktat di cosa fare e come fare.
        Proprio io cosi esprit libre dal primo manuale non mi sono più fermata. La difformità del cinema la dicono in molti sui testi di h Potter, ne ho uno ma Tati batte la fiacca gli volevo prendere quelli che sono usciti adesso super illustrati ma non vorrei buttare 30 euro. Indugio ancora nell infanzia se dovessi leggere prenderei quei tomi di fiabe della dami

      • I miei figli hanno la versione illustrata di Harry Potter ma non è praticissima da leggere. Massimo legge quelli normali, Emma è troppo piccola per affrontare volumi così corposi, quindi attendo il momento giusto.

        A me i manuali annoiano sempre un pochino e non mi fido mai del tutto. Però ne ho appena comprato uno per affrontare la pre adolescenza di mio figlio… perchè stiamo iniziando ad avere un periodo burrascoso e non vorrei comportarmi nel modo sbagliato. Poi ti saprò dire.

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