Giorni Felici

Grandi speranze di Charles Dickens

Giorno felice #912

“Chelaqualcosa è per dire che”… mi sono ritrovata a leggere Grandi Speranze alla veneranda età di 41 anni suonati, dopo aver trovato Pip citato in tantissimi libri letti, senza mai sapere di chi si stesse parlando.

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Di Dickens avevo letto solo Canto di Natale, apprezzandolo come un buon classico ricco di insegnamenti.

Ero un pochino intimorita da Grandi Speranze, perchè sentivo la responsabilità di avere tra le mani un gran libro e temevo di non riuscire ad apprezzarlo. Invece Pip mi ha subito messa a mio agio, facendomi tuffare in una Inghilterra antica e molto molto difficile, ma anche ricca di umanità.

La storia è quella dell’orfano Pip che vive con la sorella violenta e ignorante e il marito di lei, il fabbro Joe, il mio personaggio preferito in assoluto. Joe è un uomo così buono e semplice e onesto e saggio da farti quasi vergognare.

Pip viene introdotto nella casa di Miss Havisham e li capisce quanto è misera la sua condizione e quanto sia grande il suo desiderio di emanciparsi dalla sua vita e diventare un Signore.

Pip riesce ad aver fortuna, perchè un misterioso benefattore lo allontana dalla sua vita, che lo voleva fabbro come Joe, e lo catapulta in una Londra sporca e subdola, dove riceve una buona istruzione e vive di rendita, senza null’altro da fare che non sia “il Signore“.

Ci sono tutta una serie di equivoci e malintesi e alla fine quello che pensavamo non è, ci sono una serie di eventi rocamboleschi e un finale degno di tanto libro, troppo lungo star qui a raccontare.

Quello di cui mi preme parlare è l’aspirazione della gioventù verso una condizione migliore, sottovalutando alcuni aspetti e sopravvalutandone altri.

Sono stata anche io un po’ come Pip, ho disprezzato le mie origini, la mia famiglia, il lavoro dei miei genitori, ho aspirato ad emanciparmi, ad elevarmi al di sopra di questa vita gretta e meschina.

Poi alla fine cresci e scopri che quello che pensavi fosse il bel mondo al quale hai sognato per anni di appartenere è fatto di vuoto spinto e di meschinità, mentre la tua famiglia, grezza ma vera, è sempre stata li ad aspettare che tu ci arrivassi da sola.

Un’altra bella riflessione è relativa alle apparenze. Come già in Frankenstein, anche in Grandi Speranze sembra che le classi sociali o l’aspetto delle persone definiscano anche il loro carattere, erroneamente. In questo caso il benefattore di Pip è inizialmente descritto come orribile e infrequentabile, uno di cui vergognarsi, per poi scoprire che è solo una persona dal cuore buono, che non ha avuto una vita fortunata.

pip

Tantissimi sono gli spunti di riflessione.

Inquietanti i due avvocati, Jaggers e Wemmick, che parlano in maniera complicata, per non compromettersi, per non dire troppo o sentire troppo e la dice lunga sulle cose di legge.

Anche Miss Havisham è inquietante, con quel suo modo di chiudersi nel suo dolore, portato all’estremo, tanto da portarla a vivere una vita assurda, una non vita. E la sua protetta, Estella, condannata a non provare Amore per risparmiarsi, così, le stesse sofferenze di Miss Havisham… come se si potesse preservare qualcuno dalla sofferenza.

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Bello, bellissimo.

Ce ne sarebbe da parlare per ore e ore, perchè più ci penso e più trovo spunti di riflessione e più ci penso e più mi è piaciuto.

Nonostante sia un classico scritto nel 1860, il libro è scorrevole e piacevole. A tratti ho avuto delle difficoltà a capire i dialoghi, soprattutto quelli di persone che si sforzavano di parlar bene pur non avendone le capacità, ma per il resto, quando era Pip a raccontare la storia a parole sue, era tutto molto comprensibile.

E ora?

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6 thoughts on “Grandi speranze di Charles Dickens

  1. Dickens è semplicemente il più grande!!! E non leggerlo è un peccato! Casa desolata e Tempi difficili altri grandi romanzi continua così! e ora puoi leggere Purity di Franzen e Balzac?

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