Giorni Felici

La strada di Cormac McCarthy e day19

Giorno felice #891

Ho finalmente terminato la lettura di La strada di Cormac McCarthy e non è stato semplice, proprio per niente.

la-strada

Sulla Terra è successo qualcosa, ma non si sa con esattezza. Qualcosa che ha ucciso gran parte del genere umano e che ha bruciato tutto, ricoprendo di cenere il cielo e la terra. Giorni grigi e notti nere si susseguono senza via di scampo. Un padre e un figlio cercano di raggiungere il sud nella speranza di trovare calore. Un viaggio senza speranza, perchè ovunque c’è devastazione. La catastrofe è successa diversi anni prima, poco prima che il bambino nascesse, in casa, aiutato dal padre. La madre non ha voluto affrontare la responsabilità di cercare di tenere in vita un figlio in quel Mondo post apocalittico e se n’è andata. Andata a morire, probabilmente. Il padre invece si è aggrappato alla volontà di salvare il figlio e lo ha cresciuto in un Mondo che non è più vivibile. Non c’è cibo, non c’è acqua pulita, non c’è vegetazione, non ci sono animali e i pochi uomini che vagano sparuti sono pericolosi e così affamati da mangiarsi l’un l’altro.

La situazione era così disperata che l’ho capito subito che non ci sarebbe stato un lieto fine. Però… checcavolo!

Ora, che McCarthy sia un grande scrittore è indubbio. Mi resta però indigesto, non è nelle mie corde, lo capisco fino ad un certo punto, o forse quasi niente.

Capisco la disperazione. Capisco l’amore di un padre che non si rassegna alla non vita cui è destinato il figlio, un figlio che pensa che il padre inventi un Mondo fantastico, popolato da animali e ravvivato da una vegetazione rigogliosa solo per illuderlo, perchè l’unico Mondo che lui abbia mai conosciuto è privo di ogni cosa. Capisco la lotta per la sopravvivenza anche quando la morte sarebbe quasi il male minore.

Non capisco l’elenco quasi maniacale di ogni piccolo gesto di routine quotidiana di due personaggi che ogni giorno fanno sempre le stesse cose e solo qualche volta incontrano un ostacolo che li mette in pericolo di vita, come se non rischiassero la morte anche solo respirando.

Bò…

Anche L’ombra dello scorpione parla di un Mondo post apocalittico, decimato da un virus, ma aveva una trama, aveva la speranza, c’erano i buoni e c’erano i cattivi. C’era qualcosa in cui credere e qualcosa per cui lottare. C’era un inizio e c’era una fine.

Anche The fireman di Joe Hill parla di un Mondo difficile, dove gli uomini si dividono tra malati e non malati, ma anche li c’è una storia, una tensione verso il futuro che manca completamente ne La strada.

Forse semplicemente è un libro troppo triste per me, non so che dire.

Sono comunque orgogliosa di averlo letto tutto, perchè confesso che verso la metà ho sentito il bisogno di mollarlo.

Ora ho preso L’isola della salvezza, la seconda ed ultima parte di The fireman di Joe Hill e già scorre in maniera diversa.

 

Veniamo alla 19esima giornata della mia challenge di novembre e parliamo del mio primo amore.

19

Il mio primo amore risale all’asilo, si chiamava Maurizio, aveva gli occhi verdi ed era sempre in punizione. Per me era il bambino più bello del mondo e per questo non gli ho mai rivolto la parola fino alla terza media. Era il classico bambino indisciplinato, quello che organizzava le battaglie di gessetti, quello che tirava le trecce alle bambine e che aveva sempre il grembiule sporco di ogni genere di cosa. Le maestre erano disperate e lo mettevano sempre, inutilmente, in punizione. Di solito la punizione consisteva nel dover stare seduto nel tavolo ottagonale delle bambine, unico maschietto in mezzo a 7 bambine. E lo ricordo seduto, zitto, guardarci una ad una, quasi spaventato da noi. E noi eravamo spaventate da lui, così bello e selvaggio. Eravamo tutte innamorate di lui e lui non era interessato a nessuna di noi.

A me la cotta è durata fino alla prima media e per tutti quegli anni ho sempre evitato di parlargli o di incrociare il suo sguardo.

Ah, gli amori platonici della gioventù degli anni 70!

E pensare che le bambine di oggi non si fanno problemi a dichiarare il loro amore ai compagni di asilo. Mia nipote di 4 anni ha detto ad un suo amichetto che è innamorata di lui e gli ha chiesto se si volesse fidanzare con lei. Lui però ha risposto “No, a me piacciono di più i maschi!” e mia nipote ha risposto “Ah, vabbè!

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7 thoughts on “La strada di Cormac McCarthy e day19

  1. Che bellina tua nipote”ah vabbè” 😄
    Comunque è vero i bambini oggi sono già fidanzati a 3 anni, cosa che io la mia prima cotta penso di averla avuta e nemmeno essermene resa conto lì per lì 😂

  2. Ecco, devo dire che adesso le cose sono molto cambiate, non mi stupiscono tanto i bambini, che per fortuna sono sempre molto spontanei nelle loro “dichiarazioni”, quanto invece alcuni genitori, che su queste “cotte da asilo” ci ricamano pesantemente…..ma dove arriveremo? Ho sentito qualche mamma programmare uscite per conoscere meglio i genitori del “fortunato”….ma lasciare tutto fra i banchi di scuola non è più bello, senza per forza voler interferire con tutto quello che fanno i nostri ragazzi?

    1. Sono perfettamente d’accordo con te. Ti racconto un episodio. L’anno scorso Emma, prima elementare, si innamorò di un compagno di classe e quando conobbi la mamma le dissi “Ah, lei è la mamma di Cristian, mia figlia dice di essere innamorata di lui” ma lo dissi per scherzare. Ecco, questa tizia, tra l’altro insegnante in un liceo della zona, mi chiese di far cambiare idea a mia figlia, perchè il figlio era già fidanzato con un’altra bambina da tre anni e loro vanno così d’accordo con i futuri consuoceri… sai com’è?
      No, non lo so com’è.
      Comunque mia figlia si dichiarò, lui disse che era felice di fidanzarsi anche con lei.
      Poi hanno passato l’estate in spiaggia insieme e Emma ha detto che non è più innamorata di lui, perchè è troppo moscio e nuota ancora con i braccioli!!!
      La madre è ancora convinta che mia figlia muoia dietro al suo e tenta in ogni modo di portare avanti la storia con l’altra.
      Allucinante.

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