Giorni Felici

Non è un paese per vecchi

Giorno felice #874

Leggere un nuovo autore, uno mai letto prima, uno bravo, è sempre una emozione. Sai di avere tra le mani un LIBRO, non un libretto, e speri di riuscire a capirla, questa grandezza osannata da molti.

Non avevo mai letto niente di Cormac McCarthy e ho iniziato da Non è un paese per vecchi, pubblicato nel 2005. Leggo i libri buoni a scoppio ritardato, ma meglio tardi che mai.

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Da subito mi ha ricordato Don Winslow, ma in definitiva solo per le ambientazioni: sud del Texas al confine con il Messico, narcotraffico e sbirri buoni. Per il resto McCarthy è molto diverso da Winslow, hanno due stili di scrittura molto diversi e a tratti McCarthy mi ha spiazzata.

La storia è conosciuta, anche per via del film diretto dai fratelli Cohen nel 2007 (che comunque io non ho ancora visto): un operaio texano 36enne, sposato con una 19enne, mentre è a caccia incontra un convoglio di trafficanti di droga tutti morti (tranne uno in fin di vita). Moss lascia li il carico di droga e prende invece la valigetta contenente più di 2 milioni di dollari. Da quel momento nessuno sarà più al sicuro: nè lui, nè la sua giovane moglie, nè nessun altro. C’è poi lo sceriffo Ed Tom Bell che si mette sulle tracce sia di Moss, sperando di raggiungerlo prima delle due parti che si contendono droga e soldi, sia di Chigurh, un killer sadico e pazzo furioso, che è sulle tracce di Moss per recuperare i soldi.

Finisce male. Molto male. Tanto male che ad un certo punto ho chiuso il libro arrabbiata, come quando George Martin uccide uno dei protagonisti a bruciapelo. Per me, che amo il lieto fine, questi sono libri destabilizzanti, che mi restano sempre un po’ indigesti.

Leggere il libro è stato per me particolarmente difficile per colpa dell’impaginazione dell’ebook. McCarthy passava da un personaggio all’altro senza avvisare e non avevo spazi messi appositamente per farmi capire che era finito un capitolo e ne era iniziato un altro, che non stavamo più seguendo lo sceriffo ma il pazzo o viceversa. Quindi a volte sono tornata indietro per capire da che punto non si stava più parlando di uno, ma di un altro.

La cosa bella, bellissima del libro, sono le riflessioni di alcuni personaggi. Riflessioni “da vecchi” che mi hanno colpita e fatta riflettere.

Il problema non è sapere dove sei. Il problema è pensare che ci sei arrivato senza portarti dietro niente. Questa tua idea di ricominciare daccapo. Che poi ce l’abbiamo un po’ tutti. Non si ricomincia mai daccapo. Ecco qual’è il problema. Ogni passo che fai è per sempre. Non lo puoi annullare. Non puoi annullare niente. Capisco cosa intendo?

Come si fa a non essere d’accordo? Questa frase l’ha detta Moss alla ragazza autostoppista alla quale ha dato un passaggio. Lei voleva andare in California per ricominciare daccapo. Ma mi ha fatto pensare anche a me stessa, in lotta per annullare i segni della mia obesità, portata avanti per troppi anni. La verità è che non posso annullare quella che sono stata. Posso migliorare, ma i segni me li porterò addosso e dentro per sempre.

Oppure:

La strada di una persona nel Mondo cambia raramente, e ancora più raramente cambia all’improvviso.

Oppure quando lo sceriffo parla con il suo vecchio zio della sua esperienza in guerra:

Ma quando ti trovi in una situazione del genere devi avere ben chiaro che ti toccherà sopportarne le conseguenze per tutta la vita. Solo che non sai quali saranno, le conseguenze. Finisci per portarti dietro la responsabilità di tante cose che non avevi previsto.

Quanti di noi si sono trovati, col senno di poi, a ripensare ad un determinato momento della propria vita, quando tutto poteva cambiare con una semplice decisione? A volte anche non dire o non fare cambia le cose e poi devi andare avanti con le conseguenze di quel momento, e finisci col passare anni a chiederti “Cosa sarebbe successo se…” Si, lo so, in questo modo si rischia di rimanere bloccati, se le cose avessero dovuto prendere una piega diversa, lo avrebbero fatto. Però a volte capita di buttare il pensiero a qualche evento del passato ed è allora che ti accorgi che tutto quello che puoi fare è sopportare le conseguenze di azioni compiute troppi anni fa.

Ma la più bella di tutte è questa:

I guai cominciano quando si inizia a passare sopra alla maleducazione. Quando non si sente più dire Grazie e Per favore, vuol dire che la fine è vicina.

E a questo punto ho la conferma a quello che già pensavo: la fine è vicina!

Insomma bello, molto intenso e crudo. Sono contenta di averlo letto e credo che questo non sarà l’unico libro di Cormac McCarthy che leggerò.

Ora però torno a Stephen King, perchè ho la mia copia di Fine Turno ed è passato quasi un mese dalla sua pubblicazione, e ora tocca a me leggerlo.

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7 thoughts on “Non è un paese per vecchi

  1. Non è un paese per vecchi è un gran bel libro proprio per le riflessioni dello sceriffo! Il lieto fine nei libri di Cormac non ci sono 😉 e comunque sono contenta che ti sia piaciuto! Guardati il film, è fatto molto bene.

    1. Avevo intuito che il lieto fine sarebbe mancato, ma la qualità del libro è innegabile e dimostra che non c’è sempre bisogno del “vissero felici e contenti”.
      Ora mi procuro il libro.
      Il mio amico amante di Cormac McCarthy mi ha consigliato La strada.

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