Fuga dal Natale di John Grisham

Giorno felice #867

Per la quarta ed ultima tappa della sfida delle LGS avevo in programma di leggere un libro ambientato a Natale e così ho pensato di approfittarne per leggere finalmente Fuga dal Natale di John Grisham, che avevo in libreria da qualche anno.

Piccola parentesi: per cercare il libro ho dovuto spulciare tutta la mia disordinatissima e disorganizzatissima libreria e nel farlo ho ritrovato: Misery, Duma Key e, soprattutto, la prima edizione di On Writing di Stephen King, ma anche I tre moschettieri di Dumas, che volevo leggere da tanto tempo e Il bar delle grandi speranze di J.R. Moehringer, che ho iniziato oggi, anche se non sono sicura di non averlo mai letto.

Ma torniamo a Fuga dal Natale.

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Non so se avete visto il film con Dan Aykroyd, Jemie Lee Curtis e Tim Allen, tipico del periodo natalizio. Io l’ho visto qualche anno fa e l’ho trovato simpatico, rocambolesco e dal finale di buoni sentimenti, che è quello che ci si aspetta da un filmetto natalizio, quindi ho deciso di acquistare il libro nella convinzione che fosse meglio del film.

E invece ho forse trovato l’eccezione che conferma la regola: un film che è meglio del libro.

Per chi non lo avesse visto nè letto, vi racconto brevemente la storia.

La famiglia Krank vive nel classico quartiere residenziale bene di una grande città americana qualsiasi, hanno una bella casa e ottimi rapporti con il vicinato. Hanno anche una sola figlia, Blair, che dopo la laurea decide di partire per un anno di esperienza umanitaria alla volta del Perù. Passare un Natale senza la figlia sembra triste, così Luther decide che è giunto il momento di saltare il Natale e di destinare parte degli oltre 6000$, spesi per il Natale dell’anno precedente, ad una crociera di lusso nei Caraibi.

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L’idea è ottima, ma si tratta di rinunciare a tutta una serie di cose cui è difficile dire di no. Rinunciare all’acquisto dell’albero di Natale, tanto per cominciare. Rinunciare alle donazione agli enti benefici che a Natale vanno porta a porta a vendere calendari e caramelle. Rinunciare ai regali, ai biglietti di auguri, alle feste a lavoro e alla tradizionale festa della vigilia a casa Krank.

Ma soprattutto significa non addobbare la casa con millemila luci e col gigantesco Frosty da mettere sul tetto, come tutte le altre case del quartiere, il che provoca astio da parte di tutto il vicinato, che si vede soffiare il premio della gara tra quartieri addobbati. Cose che noi italiani non possiamo capire.

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Quindi niente, la famiglia Krank vive il mese prima di Natale combattuta tra la frustrazione di un vicinato invadente e a tratti dispotico, che li vorrebbe coinvolti a tutti i costi nell’atmosfera natalizia tra le più sfrenate e commerciali, e la voglia di concedersi il lusso di un dicembre rilassante in vista di una lussuosa crociera ai Caraibi.

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Poi succede l’impensabile: la figlia chiama alle 11 della mattina del 24 dicembre dicendo che sente la nostalgia del Natale a casa, con la sua atmosfera di festa, e che per questo torna alle 18 del giorno stesso insieme al fidanzato, un medico peruviano di belle speranze, col quale si vuole sposare, conosciuto solo un mese prima. E torna per condividere con lui il tipico Natale della famiglia Krank, fatta di party super affollato, di albero di Natale, di decorazioni, cibo, musica, canti e Frosty sul tetto.

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E i Krank che fanno? Nascondono alla figlia i loro veri piani e si impegnano ad organizzare il solito Natale in sole 7 ore. Il che fa pena, rabbia e spavento al tempo stesso.

Alla fine vengono salvati proprio da quel vicinato ostile, che si scopre di cuore buono e altruista, imbevuto del tipico spirito natalizio buonista da filmetto a tema.

Allora.

La storia sarebbe anche carina ed è molto breve, poco meno di 200 pagine.

Però che nervi.

Prima mi sono innervosita per l’insistenza e l’invadenza di tutta una serie di personaggi desiderosi di lucrare sullo spirito del Natale, ma soprattutto con i vicini che sembravano concepire l’atmosfera natalizia come un obbligo sociale, non come un piacere. Ma davvero esisteranno questi integralisti del Natale? Non fraintendetemi, io adoro il Natale e probabilmente se fossi una americana sarei proprio una di quelle casalinghe socialmente impegnate e maniache dell’organizzazione, che fanno a gara con le amiche a chi organizza il party più “in” e a chi ha l’albero di Natale migliore. Ma arrivare a litigare con i vicini di casa per quello che vogliono o non vogliono fare? Mai.

E poi c’è questa figlia che deve essere tenuta all’oscuro dei loro piani e per la quale i genitori si annientano e quasi ammazzano pur di soddisfare ogni desiderio della signorina. Ma dai. Dirle la verità in che modo potrebbe ucciderla? E poi sembra quasi che se dei genitori fanno di tutto per una figlia, allora questa cresce bene, bella, intelligente, generosa e altruista e, per questo, destinata a sposare un dottore, bianco (non scuro, come temevano i genitori di lei), che ha studiato in Inghilterra.

Dire che il libro è irritante basta per dargli solo 2 stelle?

Aggiungo che era un libro di meno di 200 pagine ma a me ne sono sembrate mille, tanto è stata irritante la sua lettura.

Passiamo oltre, ok?

 

PS: Ridendo e scherzando fino ad ora ho letto 40 libri in questo proficuo 2016. Il mio record personale!

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