Giorni Felici

Del perchè abbiamo detto basta all’homeschooling

Giorno felice #845

Ebbene si, avete letto bene, per noi non ci sarà un secondo anno di homeschooling.

Come saprete, per il mio figlio maggiore l’anno scorso abbiamo optato per l’educazione parentale. Ha studiato il programma di quarta elementare a casa, insieme a me, e a giugno ha sostenuto con profitto l’esame di idoneità alla classe quinta.

L’anno di educazione parentale non è stato semplice, ma ci sono stati anche tantissimi aspetti positivi per noi. In una parola, direi che è stato INTENSO.

Spiegare le ragioni del nostro rientro a scuola non è semplice e confesso di essere costantemente combattuta tra sollievo e sensi di colpa, nonostante ormai abbiamo consegnato la richiesta di iscrizione alla classe quinta.

Parto da un discorso generale: l’educazione parentale è una esperienza bellissima.

Mi ha permesso di passare molto tempo con mio figlio, di conoscerlo meglio, di imparare a capire il suo modo di ragionare e anche e soprattutto di stimolare il suo pensiero critico. A livello umano l’educazione parentale arricchisce moltissimo, mio figlio credo si fidi molto di più di me ora, rispetto ad un anno fa. Ora sa di poter contare su di me, di potermi dire tutto, esponendo le sue idee e ragionandoci insieme. Sa che voglio solo il suo bene. Una madre vuole sempre il bene del figlio, ma il figlio questo non lo sa. Lui ora ha la certezza che per lui sarei disposta a qualsiasi cosa, a qualsiasi sacrificio e non è una cosa scontatissima. Ed è anche più sicuro di se, perchè sa che è capace, se vuole, di seguire una strada tutta sua senza dover rendere conto agli altri.

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A livello educativo, siamo riusciti a fare tutto, anche di più rispetto al programma di quarta elementare (e spero che questo lo aiuti a reinserirsi nel sistema scolastico, visto che ha già fatto gran parte del programma di quinta). Abbiamo studiato seguendo i nostri ritmi, senza stressarci per troppe ore al giorno e imparando a ragionare sulle cose invece di imparare a memoria termini e concetti.

C’è però da dire che l’homeschooling da il massimo risultato quando diventa unschooling, quando cioè si discosta dal percorso tradizionale scolastico per personalizzare al massimo l’istruzione del bambino in funzione delle sue inclinazioni naturali. Mi spiego meglio. Mio figlio adora la matematica, la storia e la geografia, odia scrivere ma ama leggere, odia la grammatica ma usa la lingua italiana nel modo corretto, è interessato alle scienze, ma solo ad alcuni argomenti. Se avessimo deciso di non seguire il programma scolastico avremmo potuto approfondire argomenti di livello superiore, come gli stati europei  e gli altri paesi del Mondo (che si fanno non prima della seconda e terza media), avremmo potuto iniziare con l’algebra ed evitare di perdere tempo con i pronomi e gli avverbi.

geoboard aree poligoni

Siamo abituati, essendo noi tutti scolarizzati, a dare moltissima importanza all’apprendimento mnemonico di alcune cose, come la grammatica e le tabelline. Se devo essere sincera, io ero una capra in grammatica, le interrogazioni sui verbi mi facevano uscire di senno ed era sempre una pena fare l’analisi grammaticale, logica o del periodo che sia. Eppure leggo, mi esprimo in un buon italiano e non credo di essere completamente sgrammaticata nella scrittura. Non ho mai imparato a memoria le tabelline, eppure ho fatto il liceo scientifico e ho sostenuto gli esami di analisi matematica 1 e 2 all’università brillantemente.

Certe cose, semplicemente, si possono imparare anche solo usandole, non necessariamente imparandole a memoria.

L’idea, all’inizio del nostro anno di homeschooling, era quella di stimolare il bambino allo studio assecondando le sue curiosità e divertendolo. Questo si può fare benissimo, con risultati sorprendenti, se però alla fine dell’anno non devi sottoporlo ad un esame scolastico. Nel momento in cui abbiamo detto “Ok, basta divertirci, dobbiamo iniziare a prepararci per l’esame” è crollato tutto. Massimo è regredito, ha iniziato ad essere indisponente, a rifiutarsi di collaborare e per me arrivare a fine giugno è stato un supplizio. Lui voleva andare avanti con lo studio delle regioni italiane (programma di quinta elementare) e io cercavo di fargli ripetere le colline italiane; lui voleva fare le espressioni matematiche (programma di quinta) e io insistevo con i problemi sulle frazioni, o su tara, peso lordo e peso netto. Cose noiose, che lui sapeva fare, ma che ci avrebbero chiesto all’esame con un livello di difficoltà e di tolleranza a noi sconosciuti.

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Potevamo rifiutarci di sostenere l’esame, ma non siamo stati abbastanza coraggiosi. Ci siamo tirati fuori dal sistema, ma abbiamo continuato a sentire il bisogno del riconoscimento da parte delle istituzioni del nostro lavoro.

Non sono stata abbastanza forte, la colpa è solo mia.

Ho sentito su di me tutta la responsabilità di una scelta tanto sovversiva, da sola mi sono informata sui programmi, ho scaricato materiale, ho comprato libri, ho impostato il lavoro, ho organizzato i tempi, ho lavorato con Massimo tutte le mattine, dopo la palestra, nonostante la palestra, e poi la casa, Emma e i suoi compiti pomeridiani, il lavoro, la stanchezza.

Non ce l’ho fatta.

E attorno a me vedevo scetticismo e il bisogno di puntare il dito e criticarmi al primo tentennamento. Non parlo delle persone del paese, che mi hanno parlato dietro dall’inizio alla fine e che continueranno a farlo quando sapranno del nostro rientro a scuola. Parlo soprattutto della famiglia. Il marito, che comunque mi ha lasciato carta bianca, non mi ha mai aiutata davvero. Lui tende ad innervosire il bambino e quindi ha deciso di starne alla larga per non intralciare il nostro lavoro. Questo però significa anche buttare sulle mie spalle tutta la responsabilità della scelta fatta. Lui era prontissimo a criticare il bambino, a dire “La tua idea è buona, il tuo impegno massimo, ma lui non se lo merita” e questo mi faceva innervosire, perchè è proprio questo atteggiamento di sfiducia nei confronti del bambino che porta quest’ultimo a chiudersi e ribellarsi.

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E poi c’era mia madre, che era contenta di andare in giro a farsi un vanto della mia intraprendenza, ma che se mi sentiva strillare saliva a chiedere cosa fosse successo e poi mi buttava giù. Non potevo lamentarmi per una giornata NO, perchè lei era prontissima a ricordarmi che mio figlio non è come lo vorrei io, che mio figlio è fatto male, che non ne valeva la pena. Come se io pensassi di avere un figlio geniale, superiore alla norma.

Io penso, ho sempre pensato, che mio figlio è un bambino intelligente, come tutti i suoi coetanei, solo che è sempre stato molto curioso e io mi sono sempre impegnata per cercare di saziare le sue curiosità rispondendogli in maniera semplice, ma onesta. Idem mia figlia. Io li porto fuori, al cinema, ai musei, li faccio viaggiare, gli compro tanti libri, sempre. E gli parlo in maniera semplice, ma onesta. I miei figli, ad esempio, sanno come funziona il ciclo mestruale e non ne sono nè spaventati nè impressionati. Sanno che è una cosa normale, che alle femmine capita in modo da poter avere dei bambini in futuro. Perchè prendere in giro i bambini con la storia della cicogna?

So anche che mio figlio ha un carattere particolare, è impulsivo e rabbioso, affronta le difficoltà a testa bassa e spesso passa dalla parte del torto solo perchè ha un modo duro di reagire alle cose che gli vengono dette o fatte. Ha il classico caratteraccio. Sono convinta che, crescendo, alcuni spigoli del suo carattere si smusseranno, ma sono anche consapevole che ad un figlio puoi dare l’educazione, ma mai cambiare carattere.

E accettarlo così com’è è la massima dimostrazione di affetto che possiamo dargli e probabilmente l’unica cosa di cui lui abbia davvero bisogno.

E poi chissà, magari andrà a fare un lavoro in cui questo modo di essere sarà vincente e gli consentirà di avere una marcia in più, chi può dirlo? Troverà la sua strada, come la trovano tutti.

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Quello che mi dispiaceva era vederlo spegnersi a scuola, dove era ritenuto “difficile” solo perchè quando finiva con troppa rapidità degli esercizi (corretti) si rifiutava di stare senza fare niente, zitto in un angolo. Volevo provare a stimolarlo un pochino e ora so che è fattibile, anche se non semplice.

Ok, quindi perchè torna a scuola?

Perchè lui non ha voglia di fare niente, neanche il minimo indispensabile. Perchè dargli una preparazione standard è una fatica immensa per me, sola contro tutto e tutti. Io posso stimolarlo, incuriosirlo, rispondere alle sue curiosità, ma insegnargli a leggere e ripetere è al di la delle mie possibilità, forse perchè trovo la ripetizione inutile e noiosa a mia volta. E penso che lui non è un bambino che prende e si studia le cose da solo e questo significa che se non lo imbocco, passo dopo passo, lui non fa nulla. E per me nulla è grave, perchè la cultura, sapere le cose è tutto, è libertà.

E poi a forza di litigare per fare ogni cosa, il bel rapporto che stiamo costruendo si incrina, ci diventiamo antipatici a vicenda perchè mi tocca calarmi in un ruolo antipatico, quello della maestra.

Sarebbe stato tutto idilliaco se lui fosse un tipo più malleabile, più disposto a lasciarsi guidare. Invece lui opponeva resistenza e a me toccava fare la fatica di trascinarlo di peso verso un apprendimento che sarebbe stato molto più semplice se fatto con la sua partecipazione attiva.

Allora, ho pensato, meglio che vada a scuola. Così sono le maestre a fare da mastini e io posso dedicarmi a lui nel pomeriggio, continuando a stimolarlo, proponendogli dei libri, portandolo in giro a vedere mostre e città nuove, facendogli studiare inglese privatamente e viaggiando insieme, fisicamente e con la fantasia.

Ammetto di aver pensato anche alle mie giornate invernali, al sollievo di poter andare in palestra anche alle 9, tanto dopo non ho da studiare. Al sollievo di tornare dalla palestra e di potermi fare la doccia subito e non dopo tre ore. Al privilegio di avere le mattine libere, di poter andare a fare la spesa, di poter pulire casa senza sentirmi in colpa.

Sono una vigliacca, comoda ed egoista.

power point egizi

Convincerlo a tornare a scuola non è stato semplice. La sua idea era quella di rimanere a casa e continuare a fare il meno possibile: meno ore, niente compiti, niente interrogazioni, una pacchia. Poi mi ha detto che gli mancavano gli amici e che sarebbe rientrato solo se avesse avuto la possibilità di cambiare sezione, di andare con le insegnanti che gli hanno fatto l’esame a giugno. Ne ho parlato con la dirigente scolastica, persona squisita e molto disponibile, che mi ha detto che non ci sono problemi per la sezione D, chiesta da mio figlio, e che la nostra priorità è far stare sereno il bambino e se un cambio di sezione può aiutarlo, ben venga.

Detto fatto, abbiamo fatto la richiesta di iscrizione con cambio di sezione e ora siamo alle prese con l’acquisto del corredo scolastico. Lui sembra contento all’idea di tornare a scuola, io a tratti si, a tratti no, ma vado avanti.

In definitiva penso come pensavo l’anno scorso di questi tempi. Penso di essere disposta a tutto per il bene di mio figlio, a tenerlo a casa così come a rimandarlo a scuola. Sono contenta di aver fatto questo tentativo con l’educazione parentale, ora so perchè a scuola non si trovava bene, so che le sue ex maestre hanno sbagliato in mille modi, con lui, ma anche e soprattutto con noi genitori, facendocela più grave di quella che era ed essendo incapaci di prendere un bambino poco simile alla massa.

Sono pronta ad essere criticata anche per questa decisione, ma alle spalle, perchè le palle di venirmele a dire in faccia, le cattiverie, non ce le ha nessuno. E questo dimostra l’inconsistenza di queste persone, per le quali non serve darsi pena.

Scusate per il post infinitamente lungo, ma non era semplice da spiegare su due piedi questa nuova, drastica decisione.

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8 thoughts on “Del perchè abbiamo detto basta all’homeschooling

  1. io credo proprio che tu non abbia alcuna COLPA……il senso di colpa è quel sentimento astratto (perchè qui di concreto non c’è proprio nulla!), derivato sicuramente da duemila anni di cristianesimo, che ci fa sentire delle cacche solo perchè non ci comportiamo in un determinato modo (stabilito da chi, poi? da personaggi in genere ipocriti), perchè non facciamo cose “che sta bene fare così”, perchè non diciamo cose “che devono essere dette”…………….ma insomma, non dovremmo pensare per prima cosa di stare bene noi stessi, e che questo nostro star bene poi serva per star bene insieme agli altri e per non trasmettere malumori, cattiverie e altre nefandezze????
    non so se mi sono spiegata, ma per me una colpa è rubare, è fregare le persone con cattiveria, è inquinare, insomma azioni che portano a danneggiare qualcun altro!
    nei confronti di tuo figlio invece tu hai fatto solo ed unicamente del bene, gli hai permesso di capire la differenza fra stare sui banchi poco considerato e annoiato e stare in tua compagnia a cercare argomenti piacevoli (o meno) da poter sviluppare, gli hai fatto vedere due realtà che in un paese come l’Italia capitano si e no all’1% dei bambini…..e ora giustamente riprenditi i tuoi spazi!! Lui ha avuto modo di verificare le due situazioni, adesso ci si stava adagiando troppo, mica lo stai mandando in un campo di sterminio! Si riconfronterà con amici, compagni e nuove maestre, e comunque il suo carattere si modificherà solo se lui lo vorrà, non perchè “sta bene che diventi più ubbidiente, più studioso e più volonteroso”………………
    scusa per il pippone, ma ti ho letto scoraggiata, e invece secondo me dovresti essere fierissima di tutto quello che hai fatto (e che sicuramente continuerai a fare) per i tuoi figli, che avranno al pomeriggio una mamma disponibile e curiosa, pronta a fare tante proposte diverse, invece che una mamma stressata perchè l’analisi logica (te lo dico da maestra diplomata, ma non ho mai esercitato) è PROPRIO UNA GRAN PALLA!!!
    Un abbraccione!

    1. Grazie cara. In effetti un po’ di senso di colpa lo sento, ma sento anche che è ingiustificato, quindi tento di combatterlo.
      Come ho dato il massimo in questo anno di educazione parentale, continuerò a darlo anche quest’anno e magari andrà anche meglio, proprio perchè sarò meno stressata e avrò più tempo per me stessa.
      Lui deve trovare la sua strada, come tutti, imparando a stare bene con se stesso e questo è quello che gli auguro.
      Il “gioco” dei sensi di colpa è forte in me, sia per l’educazione religiosa (dalla quale mi sono allontanata crescendo) sia per l’educazione familiare. Sono consapevole del limite del senso di colpa e cerco di combatterlo, per questo ho deciso che andava bene tornare a scuola, perchè tenerlo a casa solo perchè mi sentivo in colpa non sarebbe stato giusto.
      Un abbraccio ❤

  2. Ma che colpa e colpa, la tua è stata una scelta coraggiosa, sia quella dell homeschooling, sia il rimandarlo a scuola.
    Mio figlio caratterialmente assomiglia al tuo, quindi ti posso capire benissimo e posso solo immaginare quanto sia stato difficile prendere questa decisione.
    Del sano egoismo fa solo che bene. Sappilo.

    1. Alla fine non penso ci sia una soluzione giusta e una sbagliata in senso assoluto. Sono tentativi che ho fatto e continuo a fare per il bene di un figlio non propriamente facile.
      Che poi detto così sembra un delinquente, in realtà è solo un bambino molto sensibile che sfoga attraverso la rabbia quelle che per lui sono ingiustizie. Io, bambina sensibile come lui, sfogavo sul cibo. Per dire.

      1. Anche il mio è un bambino che ha scatti di rabbia e sfoga la sua frustrazione così. Sto cercando di capire come aiutarlo, attraverso il dialogo e leggendo libri, ma per ora non ho risolto granché. A scuola ha dei problemi con le insegnanti perché lui tiene testa e non riesco io da casa ad ovviare a questa cosa, se non riprendendolo quando arriva con le note e dandogli castighi, ma purtroppo devono essere anche loro a trovare il modo di prenderlo. Fortuna sono solo due insegnanti che hanno questo problema le altre riesco no a farlo lavorare. Il mio meno fa e meno farebbe ma nella vita non va così e bisogna che se ne renda conto e se ne faccia una ragione.

      2. Ecco, hai descritto mio figlio alla perfezione. Io penso che crescendo le cose miglioreranno, prima o poi capirà come funziona il Mondo. Almeno lo spero. Solo… che fatica!!!

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