Giorni Felici

Per dieci minuti

Giorno felice #833

Dopo La via del male, bellissimo ultimo capitolo delle indagini di Cormoran Strike, ho pensato di distrarmi con un libretto più piccolo, in attesa di China Girl di Don Winslow.

Avevo Per dieci minuti di Chiara Gamberale e l’ho iniziato a leggere senza troppa convinzione. Ho però scoperto che era facile leggerlo, e anche veloce e mi sono fatta prendere dall’entusiasmo di completare un altro obiettivo in fretta e la sera dopo averlo iniziato lo avevo già finito.

10 minuti

L’idea alla base del libro, fare ogni giorno per 10 minuti una cosa che non si è mai fatta prima, mi piaceva. Aveva l’aria di una di quelle sfide che mi piace iniziare con entusiasmo, ma che raramente porto a termine ed ero curiosa.

Il libro comunque è deludente e conferma i miei “pregiudizi” sugli autori italiani. Che poi si tratta di pregiudizio quando giudichi PRIMA, io invece sto giudicando DOPO aver comprato e letto. Rimane il fatto che penso che gli autori italiani siano, per lo più, scribacchini senza preparazione alcuna. Amanti della lettura e dei libri, bravini a scrivere, decidono ad un certo punto di provarci e di fare il salto di qualità: diventare scrittori.

Con un pizzico di fortuna (a volte basta essere famoso o ex famoso, altre avere un blog abbastanza seguito, altre avere un bel faccino non guasta, ma i casi sono tanti) una casa editrice ti pubblica un libro, ti studia una bella copertina, te lo pubblicizza, lo manda a qualche blogger disposta a leggere e recensire qualunque cosa, basta ricevere un libro gratis, e quel libro vende 200.000 copie e si urla al capolavoro.

Ok, sto divagando e generalizzando, però ho pensato questo mentre leggevo Per dieci minuti.

I personaggi sono troppi, buttati li quasi come un elenco, senza farceli conoscere bene, senza che la loro presenza abbia un reale senso nel disegno generale del libro (dopo aver letto La via del male, dove è proprio un personaggio marginale ad avere un ruolo importantissimo, leggere questo libro con questi tizi buttati li senza senso mi ha dato proprio fastidio).

La protagonista è una persona egoista e problematica (il che va anche bene, mica vogliamo solo protagonisti equilibrati) che non si capisce però che problemi abbia, a parte, forse, essere stata un po’ troppo viziata da mamma e papà e dal marito (finchè questo non decide di scappare via, e fa bene). Perchè dovremmo provare empatia per una che non si capisce perchè la sta prendendo così male? Ci parla di questo grande amore, quasi come una forma di predestinazione, senza che sia minimamente capace di spiegarcela, questa cosa così profonda, quindi alla fine ti viene da pensare: “E che sarà mai! Ci siamo passati tutti attraverso la fine di un grande amore, suvvia.

Questa si riempie la casa di gente come se niente fosse, il che lascerebbe pensare che fa amicizia facilmente. Ma poi scopri che non conosce nessuno nel quartiere dove vive, allora ti viene da pensare che sia una persona chiusa e sociopatica. Si porta a casa un ragazzo di colore, che poi le danno in “affido” come se fosse un gattino randagio, senza un minimo di iter burocratico, solo perchè lei da proprio l’idea di essere una che è capacissima di prendersi cura di un diciottenne (tranne il fatto che ammette di aver dimenticato anche di mangiare nei primi mesi dopo l’abbandono da parte del marito, se non fosse stato per due amiche dallo spirito crocerossino). Manda un sms a tutti i contatti che ha in rubrica e si presentano 80 persone nel pomeriggio di Natale, tutta gente che non aveva chiaramente niente di meglio da fare che andare a casa di una che non sentiva da anni. Credibilissimo.

E poi le cose che decide di fare nei 10 minuti giornalieri?

Mettere lo smalto fucsia. Cucinare pancake. Andare all’Ikea. Guidare. Camminare al contrario. Ecc.

Cercavo ispirazione per capire cosa avrei fatto io e ho scoperto di farle già tutte, le cose che lei si mette a fare ogni giorno. Allora, ho pensato, o sono io una tipa tanto tanto aperta al nuovo (e non lo sono), oppure sto libro è una cavolata!

E il marito?

Scappa, la molla telefonicamente, gira il mondo, si diverte con altre donne, poi torna da lei per darle la colpa.

Me ne sono andato perchè tu eri insopportabile. Prima eri diversa. In quell’altra con cui ti ho messo le corna ho trovato quello che avrei voluto trovare in te. Se tu ti comportassi come la mia amante, allora tornerei con te, ma liberi eh, ognuno per i fatti suoi, senza quelle cose da moglie e marito, senza sta cosa della fedeltà, senza le rotture delle bollette da pagare e di tutte le cose pratiche e noiose della vita. Che dici? Ci stai? Torniamo insieme? No, perchè sai, ti ho lasciato perchè tu rompevi, ma se smetti di rompere e accetti che ogni tanto cambio amante, saresti davvero la donna della mia vita!

Mavaacagarevà!

E niente, la sensazione è che si tratti di un libretto scritto da una ragazzina che pensa di essere una persona famosa, una Scrittrice addirittura.

Non ho letto altro di lei (nè ho intenzione di farlo), quindi potrebbe anche darsi che ho beccato l’unico libro-cagata della Gamberale. Ma non credo.

Quando leggevo libretti del genere “I love shopping”, di scrittrici straniere, pensavo spesso: “Impegnandomi, potrei scriverlo anche io un romanzo così, diventando scrittrice“. Quale lettrice non lo sogna segretamente?

Poi ho smesso di leggere quei libri e ho cambiato genere. Quando leggo Don Winslow, o Stephen King, o la Rowling, o un classico o un libro leggermente più impegnativo, penso invece “Non scriverò mai un libro, perchè non sarei mai all’altezza, non saprei caratterizzare così i personaggi, non saprei gestire i tempi, non saprei descrivere gli ambienti in questo modo, non sarei mai costruire una trama degna di questo nome.” e non scriverò mai un romanzo. Non sono una scrittrice, ma una lettrice. E ne sono fiera.

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto. Io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

Jorge Luis Borges

Quindi, bocciata la Gamberale.

Sono passata alla rilettura di Piccole Donne, che mi varrebbe per due sfide se riuscissi a terminarlo entro fine mese.

  • Problema n° 1: lo sto trovando noioso e lento.
  • Problema n°2: Amazon mi ha consegnato China Girl di Don Winslow.
  • Problema n° 3: il mio Kindle ha deciso di cancellare Piccole Donne e Benedizione di Kent Haruf che avevo inserito.

Che faccio? Passo a China Girl?

china girl

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7 thoughts on “Per dieci minuti

  1. Ciao Sandra! Premetto che la Gamberale non è una delle mie autrici preferite e io ho solo letto Avrò cura di te scritto insieme a Gramellini che invece non mi dispiace.

    Anche io come te, non sono una fan degli autori italiani. Vuoi perchè non ci capisco niente, vuoi perchè non mi ispirano ma… alla fin fine anche noi blogger diventiamo un po’ scrittrici. E nessuno ci ha insegnato il mestiere, non abbiamo fatto corsi di scrittura creativa (almeno, io non ne ho fatti) e non è detto che le nostre recensioni siano poi migliori dei libri che leggiamo (e parlo per me, sia chiaro).

    Penso quindi che al di là del libro fine a se stesso ci sia proprio un problema di fondo. La preparazione, anche quella universitaria, non è sufficiente a far di te una scrittrice. Non basta saper imbastire una storia e infilarci due personaggi. Saper scrivere è un dono e in Italia son ben pochi gli autori o le autrice che fino ad ora mi hanno fatto pensare che non siamo poi così tanto un paese di incompetenti, che forse forse anche noi abbiamo le nostre perle che non sono i soliti D’Annunzio, Verga e via dicendo.

    E in ogni caso, nella mia incompetenza, anche io mi sento una scrittrice. Non scriverò mai un romanzo, non ne ho le capacità. Ma nemmeno per scrivere un libricino scemo di 100 pagine. Preferisco scrivere di altro. Di esoterismo, di libri, di passioni.

    E anche io come te, sono fiera di essere una semplice e brava lettrice piuttosto che una mediocre scrittrice.

    1. Bravissima Rosaria, la penso esattamente come te: manca la preparazione. A tutti i livelli.
      Per quanto riguarda i blog, parlo per me: non scrivo perchè voglio fare la scrittrice nè perchè penso di essere particolarmente brava nel farlo. Scrivo perchè mi sento sola. Non ho amiche con le quali condividere gioie e dolori del mio quotidiano, non conosco persone con la mia stessa passione per i libri o con la mia curiosità verso cose che non conosco, ma che sento di poter imparare. Nel piccolo comune in cui vivo sono una specie di alieno: la gente sa chi sono, sa cosa faccio, ma non sa niente di me e si sente anche intimorita dalla mia riservatezza. Se dico che ogni giorno, dopo pranzo, leggo per almeno un’ora, mi guardano strano e mi chiedono “E perchè?” perchè per loro è inconcepibile che io scelga liberamente di passare del tempo tra le pagine di un libro, senza che qualcuno mi costringa a farlo.
      Sul blog posso parlare di me, della mia dieta balorda (perchè non mangio carboidrati e qui tutti mangiano carboidrati), di mio figlio che non va a scuola ma studia con me (vade retro satana) e dei libri che mi piacciono o non mi piacciono.
      Non faccio nulla per pubblicizzare il blog nè per trasformarlo in fonte di reddito, perchè non è quello che mi interessa, ma so che c’è tanta gente che apre un blog pensando di usarlo come trampolino di lancio verso il fantastico Olimpo degli scrittori.
      Buon per loro.
      Io preferisco essere una buona lettrice.

    1. Riflettevo sul fatto che non tutti i libri stranieri vengono tradotti in Italia, quindi probabilmente è per questo che la selezione che giunge fino a noi è migliore rispetto a quello che viene pubblicato di nostrano. Probabilmente in America pubblicano cani e porci, come da noi, ma solo il “meglio” (o il più vendibile, come le 50 sfumature) arriva a noi e per questo pensiamo che le loro capacità siano migliori rispetto alle nostre.
      Rimane il fatto che è difficile trovare, tra tanta immondizia casereccia, un libro degno di questo nome, almeno per me. E sto iniziando a diffidare fortemente del giudizio delle blogger italiane. Prima di leggere le recensioni, ad esempio, vado a vedere se il libro lo hanno ricevuto in omaggio o se se lo sono comprate come scelta personale, per capirci. 😉

    2. Giustissimo.
      Grazie per il tuo commento.
      Se puoi evitare, evita senza scrupoli la Gamberale.
      Magari ci saranno altri scrittori italiani che non conosco e che vale la pena leggere, ma ce ne sono altrettanti stranieri che amo già e che hanno scritto libri bellissimi che non ho ancora letto, quindi… perchè correre rischi inutili?

  2. ah ah ah mi hai fatto morire dal ridere con il tuo commento! ero curiosa di sapere se ti sarebbe piaciuto o no (immaginavo di no), e non ti sei smentita! mi piace il tuo blog, perchè dici sempre quello che pensi senza tanti problemi, anche se sai che magari non piacerà (echissene 😀 )
    a me il libro era piaciuto però non si possono paragonare King e la Gamberale, eh…. (so che l’Ombra dello Scorpione ti sta catturando 😀 )

    1. Come paragonare la cacca con la cioccolata… ihihiihh
      L’ombra dello scorpione è bellissimo, sono all’11% e ne sono ossessionata.
      Penso che devo smetterla di leggere altri libri, quando ne ho ancora tantissimi di King che non ho ancora letto 🙂

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