Giorni Felici

Giorno felice #712

Poi arrivano le tasse da pagare, l’immondizia e l’inps, tutte insieme e tutte nei mesi in cui si lavora così poco da farci sentire quasi indigenti e scopri tante cose importanti sulla tua vita.

Scopri, ad esempio, se fai un lavoro che ami o lavori solo per i soldi, perchè le due cose sono molto differenti.

Nel primo caso, infatti, non ti interessa quanto ti resta in tasca, se ti è sufficiente per vivere una vita decorosa. Fai il lavoro che ami, che ti rende felice e che ti permette di vivere dignitosamente, senza lussi ma anche senza privazioni.

Nel secondo caso, invece, ogni soldo guadagnato è la tua unica soddisfazione e quindi ogni soldo pagato è fatica sprecata. Perchè quando lavori solo per il compenso e quando scopri che in Italia il tuo compenso va per la maggior parte in fumo, ti sale un nervoso da dentro che ti farebbe buttare tutto all’aria. Per carità, io sono a favore delle tasse, ma proporzionate al guadagno e soprattutto che consentano agli italiani di vivere una vita dignitosa e spesso non è così.

Il problema è che siamo stati cresciuti, io e mio marito e, sospetto, anche moltissimi altri italiani, con la tristerrima prospettiva che “un lavoro vale l’altro“. Ma sin da piccoli, eh. Nessuno ci ha chiesto di usare la testa, nessuno ci ha insegnato a ragionare, nessuno ci ha stimolati a cercare il nostro Talento e a coltivarlo. Ci è stato insegnato a piegarci al sistema, a rendere contente le maestre “attaccando l’asino dove dice il padrone ” (cioè assecondando i voleri di chi ci comanda, per quanto stupidi possano essere quegli ordini). Ci è stato chiesto di portare a casa buoni voti, non di capire quello che ci veniva spiegato nè tanto meno di metterlo in discussione. Ci è stato chiesto di studiare per avere un “pezzo di carta” e abbiamo studiato quello in cui avevamo i voti più alti, quindi a me è stato chiesto di andare al liceo scientifico perchè alle medie andavo bene in matematica, al marito, anche lui bravo in matematica, è stata imposta la ragioneria, perchè così avrebbe avuto un pezzo di carta “di sicurezza” in tempi più brevi.

past present future

Il risultato è che a 40 anni nè io nè mio marito facciamo un lavoro che amiamo fare, ma solo quello che sulla carta ci dava più possibilità di avere un guadagno soddisfacente che ci consentisse di Sopravvivere. Si, perchè non è proprio di Vivere, che si tratta, quando vai da LIDL a fare scorta di gelati in modo da risparmiare 32€ ogni 10 giorni.

Alla domanda: “Ma tu cosa vuoi fare nella Vita?” noi non siamo ancora in grado di rispondere e probabilmente non lo saremo mai. Quindi l’idea è che possiamo accettare l’idea di fare un lavoro qualsiasi a condizione che questo ci permetta di fare le cose che amiamo di più. Per me, ad esempio, è importante poter viaggiare, almeno una volta all’anno, e poter leggere e comprare libri per me e per i miei figli.

Ma soprattutto è importantissimo dare ai miei figli la possibilità di crescere in maniera diversa, imparando a ragionare con la propria testa, cercando di aiutarli a scoprire i propri talenti, affinchè scoprano, un giorno, cosa amano fare e sappiano che direzione dare alle proprie vite. Senza ricatti emotivi, senza aspettative, senza pregiudizi. Devono sentirsi liberi di scegliere, senza la paura di deludere noi.

Il segreto è non avere altre aspettative nei confronti dei nostri figli, tranne quella che siano felicemente loro stessi.

make you happy

Certo, non è facile, soprattutto per me e mio marito, cresciuti da genitori un bel po’ bigotti. Per me è un po’ più semplice, perchè a parte l’insegnamento dei miei genitori, ho letto molto e ho visto molti film, tutti carichi di grandi ideali e con protagonisti degli eroi che forse nella realtà non esistono.

Da ogni libro letto e da ogni film visto ho preso gli ideali romanzati e me li sono tenuti stretti al cuore, di nascosto, per scaldarmi e tenere accesa quella speranza, che i miei tentavano di uccidere con consigli pratici non richiesti.

Forse per me è tardi, ormai, ma per i miei figli no.

Per questo, tra le altre cose, scelgo l’homeschooling per Massimo e, spero prima o poi anche per Emma.

meaning of life

Alla fine si tratta di capire che senso vuoi che abbia la tua Vita e questo vale per me, per il marito e ancora di più per i figli.

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9 thoughts on “Giorno felice #712

  1. In tutta franchezza ,credo che nessuno sia quello che avrebbe voluto essere da bambino…Pure io so di avere molto anzi,rettifico, di più. Eppure so che non faccio il lavoro dei miei sogni nè sono quello che avrei voluto essere al 100%.Ma ho imparato a non rattristarmi per quello che non ho o non sono. Questa è la strada per la serenità.baci

    1. In realtà io mi rattristo perchè il lavoro non va come vorrei, ma so anche che potrei cambiare in qualsiasi momento, perchè non ho paura dei nuovi inizi. Invece di rattristarmi per quello che non ho e non sono, cerco di concentrarmi su come dare ai miei figli qualche possibilità in più di scoprire chi sono e cosa vogliono prima di arrivare a 40 anni.
      Tu hai comunque ragione, a volte parto con i se e i ma e mi perdo. Un abbraccio

  2. E’ il solito discorso: i soldi non fanno la felicità, ma nessun povero è felice.
    O l’ancora più frequente “meglio piangere il limousine che ridere in panda” o viceversa. Pochi fanno quello che vogliono e con guadagni stratosferici. Si chiamano calciatori il più delle volte e sono solo fortunati a essere complici di un mercato che fa girare ingenti quantità di denaro.
    Forse si fa quel che si vuole a inizio carriera. Poi un pò si diminuisce con la passione e si vede un pò più al portafogli. Perché magari quel periodo o quel mestiere non sono adatti al momento o alle tue esigenze. Conoscevo un ragazzo che era contentissimo di servire la gente al bar, ti sembrerà strano. Aveva tantissimi clienti, abituali. Lui era un punto di riferimento, andavano tutti da lui. Per una chiacchiera o per provare ad andare a letto, dato che era molto ben visto dalle donne. E lui era felice così, finchè non ha messo famiglia e ha dovuto cambiare mestiere. Ora si spacca la schiena in aereoporto. E’ scontento del suo lavoro ma felice della sua vita con moglie e piccola. Dipende da come guardi le cose

      1. Progettofelice, lo dici come se fosse un difetto. Chi non sogna non sa nulla del mondo. Bisogna sognare, sempre

  3. proprio ieri sera con alcune amiche si parlava del lavoro….il lavoro, il lavoro, chi ce l’ha, chi l’ha perso improvvisamente, chi ha dovuto cercarselo in fretta e furia dopo 12 anni che si dedicava alla famiglia, chi non riesce a trovare nulla perchè “hai già 50 anni, chi vuoi che ti prenda…”, insomma è una parte importante delle nostre vite, però molto ma molto spesso non dico che sia un ripiego, ma certamente non si tratta di una scelta liberamente fatta fra un enorme ventaglio di possibilità……
    per esempio io ormai sono 26 anni che lavoro in una ferrovia regionale….no, non è quello che volevo fare, sì, mi dà da vivere (anche perchè il marito è a casa in mobilità dopo il fallimento dell’azienda dove lavorava…) e quindi resisto, però per esempio da 26 anni lavoro con delle persone con cui mi trovo benissimo, siamo amici, e questo compensa (nel mio caso) tutto il resto…
    hai pienamente ragione nel descrivere la speranza che ai nostri figli sia data la possibilità di scoprire i propri potenziali e potersi indirizzare verso scelte felici, soprattutto per me conta la possibilità che possano scegliere liberamente, senza pensare di fare un torto a qualcuno o di dare un dispiacere alla famiglia….
    non so se si capisce cosa volevo dire, ma rispecchia quello che tu hai detto quando parlavi delle scelte scolastiche, mio figlio ha 15 anni ed ha appena finito la prima superiore, ti assicuro che l’ultimo anno delle medie è stato angosciante dover vedere questi ragazzini costretti a decidere, senza avere la minima idea di nulla, che scuola fare in futuro, con mille pressioni, consigli, ricatti, ansie…..tanto che molti di loro, pur di non doversi impegnare con una decisione così pesante, hanno delegato ai genitori la scelta….

    1. Il problema è che in Italia tutto sembra volerci dire che non puoi avere più di così. Non puoi desiderare neanche di aspirare ad un lavoro che sia in linea con i tuoi talenti, perchè sei già tanto fortunato se ce l’hai, un lavoro. E se ce l’hai ma sei sottopagato o non ti assumono in regola, sei fortunato lo stesso, perchè c’è chi non ne ha neanche uno.
      Mia madre da piccola mi ripeteva sempre “Guarda a chi sta meglio, non a chi sta peggio” per stimolarmi a fare di più, invece in Italia si guarda a chi sta peggio per rassegnarsi.
      Ad esempio la Germania. Noi ci siamo stati in vacanza il mese scorso e abbiamo visto una realtà molto diversa rispetto a quella che ci viene prospettata in tv. LA tv ci dice che la Merkel è Hitler in gonnella, che la Germania cerca di affossare e ridurre alla fame l’Europa, che vogliono strozzarci. La verità è che la Germania è un paese che funziona, dove ognuno fa la sua parte e nessuno (apparentemente) cerca scorciatoie e fa il furbo. Ognuno fa la sua parte con onestà e serietà e tutto funziona. Si respira nell’aria quel welfare di cui si riempiono la bocca i nostri politici.
      E noi, invece di prendere esempio, denigriamo e diamo a loro la colpa per tutti i nostri mali.
      Comunque, per quanto riguarda i figli, io spero che abbiano orizzonti molto aperti, perchè se non riusciranno a trovare nulla di soddisfacente qui, sappiano di poter cercare la propria strada in qualunque altra parte del mondo.

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