Giorni Felici

Giorno felice #684

Alla fine abbiamo deciso di seguire il consiglio dell’insegnante di italiano e di contattare una psicologa per aiutarci a capire come aiutare Massimo. In realtà io non ne avevo tanta voglia ed ero molto scettica, poi mia madre ha conosciuto questa ragazza, psicologa dell’infanzia, ho fatto questo tentativo e devo dire che ne sono rimasta molto soddisfatta.

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Questa ragazza è giovane e sta aprendo lo studio insieme ad una sua collega, nutrizionista specializzata in obesità infantile. Siccome lo studio non è ancora aperto, ha accettato di venire a parlare con noi a casa, il che per noi è stato molto positivo, l’ambiente era familiare e l’atmosfera distesa.

Le abbiamo parlato di Massimo, di come ce lo hanno descritto le maestre e di come lo conosciamo noi, le ho parlato della plus dotazione e ho vagamente accennato all’homeschooling (al solo nome si è irrigidita).

Lei è stata molto professionale, perchè ha detto subito che non può avere un quadro preciso ascoltando solo noi, bisognerebbe parlare anche con il bambino e capire bene. Ha anche detto che non si tratta di scaricarci colpe tra noi genitori e le insegnanti, ma di lavorare insieme per il bene di Massimo.

Ha capito benissimo che Massimo ha un problema con le emozioni e se penso all’emozione descrittiva di Massimo, penso alla RABBIA.

Lei ha detto “Vorrei ben vedere, sarei arrabbiata anche io se tutti volessero qualcosa di più da me!” Il problema principale, infatti, è che le insegnanti, pur mettendo al bambino ottimi voti, vogliono di più da lui, con la scusa che ne ha le potenzialità; noi genitori vogliamo da lui di più, con la scusa che è un bambino intelligente; i nonni si aspettano da lui una maturità e una responsabilità maggiori con la scusa che la sorella e le cugine sono più piccole di lui; ecc. In tutto questo lui non si sente accettato per quello che è, come se per noi lui non fosse abbastanza, e quindi reagisce con rabbia.

Il che a me sta anche bene, a questo punto, visto che anche io sono stata “vittima” di grandi aspettative e invece di ribellarmi, ho rivolto la mia rabbia verso me stessa, colpevolizzandomi per non essere mai abbastanza e quindi ingrassando oltremodo. Ma questa è un’altra storia.

La prima cosa da fare a detta della psicologa, quindi, è ACCETTARLO PER QUELLO CHE E’.

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Fargli capire che a noi lui sta bene così com’è, che lo amiamo sempre e comunque. E abbracciarlo quando si arrabbia, per fargli sentire la nostra vicinanza fisica, oltre che emotiva. Questo mi piace moltissimo.

La psicologa ha però anche capito subito che il problema è sorto all’interno dell’ambiente scolastico e per questo il suo secondo consiglio è stato quello di andare a parlare con le maestre. A suo dire, i genitori e gli insegnanti, insieme, devono lavorare per il bene del bambino e se noi genitori a casa facciamo del nostro meglio, devono farlo anche le insegnanti a scuola.

Fino ad ora ci siamo posti nei confronti delle insegnanti con un atteggiamento troppo servile, siamo andati li chiedendo: “Diteci come possiamo aiutarvi” invece ora dobbiamo andare e affermare “Ora vi diciamo come VOI dovete aiutare noi” e questo lo trovo complicato, perchè so di non avere a che fare con insegnanti aperte e disponibili, ma con presuntuose che credono di sapere tutto. Basterebbe semplicemente che le maestre smettessero di pretendere il 10 da Massimo, accontentandosi degli 8 e dei 9 che loro stesse gli danno.

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La psicologa dice che se Massimo è così intelligente come dicono le maestre, queste dovrebbero considerarlo una preziosa risorsa per tutta la classe, non un elemento di disturbo da punire in continuazione. Trova inoltre grave che le maestre ci chiamino per “rimproverarci” del comportamento di Massimo, ma che poi alzino le mani senza saperci dire come fare per cambiare le cose. Trova gravi anche altre cose che le abbiamo raccontato e che non sto qui a dire per mancanza di tempo.

Infine, una volta accettato il bambino per quello che è e una volta risolto il problema grazie alla presunta e auspicabile collaborazione da parte delle insegnanti, Massimo dovrebbe tranquillizzarsi come per magia. Se così non fosse o se non dovessimo ricevere risposta positiva da parte delle insegnanti, possiamo portare Massimo dalla psicologa, che lo aiuterà a riconoscere le proprie emozioni e ad incanalarle nel modo corretto.

Quindi, riassumendo, la psicologa ci servirebbe per aiutare Massimo a gestire la rabbia che accumula a scuola.

Abbiamo anche parlato dei rapporti con i compagni, di cui noi conosciamo solo una minima parte perché Massimo ci racconta pochissimo e la psicologa stessa ci ha detto “Noi conosciamo solo la punta dell’iceberg, chissà quanti e quali episodi capitano a scuola che lo fanno star male“. Anche questi rapporti dovrebbero essere gestiti in maniera diversa da parte degli insegnanti, ma evidentemente non è così.

L’idea, dunque, è quella di confrontarci con le insegnanti il prima possibile e poi valutare la situazione in base a come reagiscono.

L’idea dell’homeschooling è sempre più una necessità, per me, ma sono decisa a tentarle tutte prima di compiere questa scelta forte e e anche il marito ha dovuto ammettere che molto probabilmente eliminato il problema scuola, sparirebbero il grosso dei nostri problemi.

Voi che ne pensate?

 

Le immagini inserite all’interno di questo post sono tratte da Un gioco da genitori.

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7 thoughts on “Giorno felice #684

  1. Io personalmente vedo l’homeschooling come l’ultima spiaggia.Per me è fondamentale insegnare a massimo a risolvere i problemi hic et nunc nell’ambiente in cui si sono creati

    1. Io non vedo l’homeschooling come una via di fuga, un modo per non affrontare i problemi. La vedo più come una scelta consapevole per assumerci le nostre responsabilità e per scegliere liberamente la nostra strada. Ma capisco il tuo punto di vista.
      Cerco di informarmi anche per capire cosa succede ai bambini dopo questo tipo di esperienza e nessuno ha mai raccontato di disagi di inserimenti futuri in ambienti più strutturati e convenzionali, anzi, i bambini cresciuti ed educati a casa riescono, una volta cresciuti e tornati a scuola (per scelta, magari al liceo) meglio dei loro coetanei scolarizzati.

      1. E io ti ringrazio tantissimo, anche perchè sento fortissimo il bisogno di confrontarmi su questa idea, anche e soprattutto con chi non la pensa come me. Il confronto mi aiuta a riflettere anche su aspetti che magari non ho ancora preso in considerazione e anche a testare la forza delle mie convinzioni.
        Un abbraccio

  2. Leggo da un po’ i tuoi post a questo proposito e devo dire che la tua esperienza con le insegnanti non è isolata. Non ho figli, ma per le esperienze che ho fatto in prima persona a scuola penso seriamente che gli insegnanti non siano preparati come dovrebbero -non solo a insegnare, soprattutto a sostenere la crescita psicologica dei bambini e dei ragazzi.
    Mentre scrivevi di quanto tuo figlio accumuli rabbia perchè oppresso dalle richieste di fare/dare/essere sempre di più, ho subito pensato a me. Sono cresciuta sentendomi sempre ripetere -a casa dai miei, a scuola dai prof- ”va bene, ma potresti fare di più”. C’era sempre quel MA. Oggi, a 26 anni suonati, seguo un percorso per liberarmi dal senso di inadeguatezza, dall’insicurezza, dalla convinzione di non essere/fare/dare abbastanza. Perchè quei MA ho cominciato ad impormeli da sola, anche conclusa l’istruzione, anche se ero matura abbastanza da non aver bisogno dell’approvazione dei miei. Perciò penso che quello che state facendo per vostro figlio conta davvero molto, e ti auguro di sciogliere presto questo nodo. ❤

    1. Ciao Lisa, ti ringrazio moltissimo per il tuo commento. La tua esperienza è molto simile alla mia, per me il risultato è stato l’obesità, come se avessi voluto rendere il mio corpo il più grande possibile, per essere “abbastanza”. Ora lotto con le cattive abitudini, ma soprattutto con quel senso di inadeguatezza che mi fa vivere male e soprattutto non sono pienamente consapevole delle mie potenzialità, perchè tendo a sminuire ogni cosa che faccio, dico e penso.
      Non ti nascondo che il “problema scuola” è per me secondario rispetto ai problemi che mio figlio potrebbe avere da grande. Se penso a cosa potrebbe diventare la sua rabbia durante l’adolescenza mi sento male.
      Penso che un genitore dovrebbe occuparsi non solo dell’educazione, ma soprattutto della crescita armonica e consapevole di un figlio, invece i più pensano che essere buoni genitori significhi solo nutrire i figli, vestirli adeguatamente rispetto alla stagione e alle mode, curarli quando si ammalano e mandarli a scuola. Stop.
      Io vorrei fare molto, molto di più per i miei figli e spero di riuscirci.

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