Giorno felice #633

Sto leggendo Shotgun lovesongs di Nicholas Butler.

Shotgun-LovesongsIl libro non è, secondo me, un capolavoro. A tratti è noioso. A tratti sembra si faccia interessante, ma poi niente, non ce la fa a decollare.

Rimane il fatto che ha una splendida ambientazione, nelle campagne del Winsconsin, e le descrizioni riescono a farti immaginare benissimo i paesaggi. E questo mi piace moltissimo.

wisconsin

Mi fa venir voglia di viaggiare, ma anche di avere una vita più semplice, più a contatto con la Natura.

In ospedale ero in camera con una signora di 55 anni. Non immaginatela coetanea di Madonna o Heater Parisi. Lei è più coetanea di mia nonna. Bassa, con la pancia un po’ pronunciata, capello corto con la permanente, tenuto su con la lacca, che poi si secca e lascia dei fastidiosi e inguardabili residui bianchi e appiccicosi. Una donna che parla solo in dialetto, sposata a 20 anni, con figli di 30 anni appena sposati a loro volta. Una donna che ha dedicato la vita alla famiglia e alla campagna, capace di zappare un orto con maestria, ma anche di fare un bucato a mano come si faceva una volta. Una che per il matrimonio dei figli ha ammazzato 3 maiali e ci ha preparato altrettante porchette. Ecco.

Lei mi ha raccontato della sua famiglia.

Mi ha raccontato che quando si è sposata è andata a vivere a casa della suocera, insieme a due fratelli e una sorella ancora nubili del marito. Poi la sorella si è sposata ed è andata a vivere a casa del marito. Un fratello è morto e l’altro si è sposato ed è restato a vivere con loro. Tutti lavoravano e tutti consegnavano lo stipendio alla vecchia, che provvedeva a tutto e a tutti. In questo modo hanno costruito una palazzina con tre piani, un appartamento per piano. E poi hanno costruito anche le case per i figli, i suoi, 2 maschi e per le 3 nipoti. E tutto questo lo hanno potuto fare mettendo insieme i soldi, mangiando sempre tutti insieme, facendo economia come una unica, grande famiglia.

Mi ha raccontato delle affollatissime feste che hanno organizzato, coinvolgendo tutti, amici e parenti. E tutti hanno sempre contribuito portando dolci e rustici, perchè nel loro Mondo è così che funziona: ci si aiuta a vicenda.

Invece noi, che siamo emancipati e abbiamo studiato e parliamo solo in italiano e leggiamo e viaggiamo, noi siamo soli. Non abbiamo una rete di sostegno di amici e neanche di parenti. Non abbiamo chi ci va a pulire casa mentre noi siamo in ospedale, noi dobbiamo pagare una donna per farlo al posto nostro. Noi quando organizziamo una festa pensiamo solo a fare bella figura e non a divertirci o al motivo per cui stiamo festeggiando. Noi a Natale ci sentiamo stressati al solo pensiero di riunirci con quei pochi parenti che ci restano, mentre loro non vedono l’ora di allestire una tavolata per 30 persone, di cucinare tutti insieme, di giocare a tombola fino allo sfinimento, di farsi visite di cortesia per farsi gli auguri, senza stare a pensare alla futilità dei regali, perchè loro si regalano un panettone, oppure una crostata fatta in casa con la marmellata preparata in estate. Loro non devono dimostrarsi nulla. Loro sono una Famiglia.

E ho riflettuto su quanto l’emancipazione ci ha allontanati da quelli che sono i valori più veri e profondi. Studiamo e parliamo bene, e più lo facciamo più ci sentiamo lontani da tutto e tutti.

Non riesco a spiegarvi bene cosa provo. E’ più una sensazione. La sensazione che più cose abbiamo e meno affetti abbiamo. Lavoriamo per migliorarci, perchè i lavori manuali li consideriamo sporchi e degradanti, e poi ci sentiamo migliori degli altri, oppure in competizione con gli altri, perchè quello che facciamo è importante solo in funzione di quello che fanno o non fanno gli altri. Non so.

A volte penso che bisognerebbe buttare tutto all’aria, vivere facendo meno, avendo meno, ma apprezzando di più.

winsconsin farmEd è un po’ quello di cui parla anche il libro che sto leggendo.

 

A proposito: ho riorganizzato le pagine relative alle mie letture, ci avete fatto caso?

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11 commenti

  1. Bellissimo. È quello che ho sempre sognato anche io, tavolate e persone pronte a tutto per aiutarsi. Invece, quando hai bisogno, chi ha i bimbi piccoli (ma quando li avevi tu piccolini e serviva una mano, i tuoi non erano piccoli) chi deve andare in palestra PERFORZA, chi ti dice sìsì e poi sparisce senza avvisarti… Chi non ti aiuta perché tu nel ’92 avevi una gamba rotta e non avevi proprio potuto aiutarlo ma fa niente, se la sono legata al dito.. E potrei continuare. Chissà dove ci siamo persi…

  2. A volte non riesco a scrivere come vorrei in Italiano … Ma sappi che questo tuo post mi ha commosso.
    Hai descritto benissimo quello che era gia’ successo qui in America alla famiglia. Non siamo piu’ uniti come una volta e viviamo lontani da l’un l’altro. Si vive piu’ per la famiglia immediata, cioe’ mamma, papa’ e figli. Cugini, zii, e a volte anche i nonni sono fuori il cerchio piu’ stretto.

  3. […] “Giorno felice #633” di Progetto Felice. Anche io vorrei tanto una famiglia così, e forse non sono l’unica a volerlo.. Ma quante persone sono disposte a condividere le proprie giornate, i propri spazi personali, la propria vita per stare con gli altri familiari? Aiutarsi vicendevolmente dovrebbe essere spontaneo per tutti, invece, non ci saluta nemmeno quella persona che da anni incontriamo tutte le mattine sul pianerottolo. […]

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