Giorni Felici

Giorno felice #542

Ieri ci sono stati i colloqui alle elementari e l’altro ieri all’asilo.

Per Emma nessun problema, le maestre sono molto contente di lei, perchè è una bambina attenta, educata, che partecipa ed esegue correttamente i compiti che le vengono proposte.

Per Massimo il discorso è diverso e non mi è piaciuto molto.

Prima dei colloqui individuali, le maestre hanno parlato a tutta la classe, spiegandoci i problemi comuni alla generazione dei nostri figli. I nostri figli, nativi digitali, hanno una modalità di apprendimento frammentaria e di rapida fruizione, non sono quindi abituati, come noi degli anni 70, a stare fermi ad ascoltare e a faticare per ottenere un risultato. Sono veloci e si distraggono facilmente. Hanno ammesso di non essere preparate ad affrontare questa nuova generazione di bambini e quindi che si fa? Si continua imperterrite a spiegare le cose come si faceva 25 anni fa, con lentezza e con metodi arcaici, considerando sbagliati i bambini e, soprattutto, la tecnologia.

Ora, è giusto che i bambini imparino a concentrarsi e a fare le cose con attenzione, ma secondo me, bisognerebbe cercare un modo per insegnare a queste nuove generazioni, un modo diverso, nuovo, più fruibile.

Qualche esempio.

Prima, la generazione delle maestre (che avranno l’età di mia madre) e anche la mia generazione, quando entravamo a scuola non sapevamo niente. Non esistevano altre fonti di sapere. La tv era solo Pippo Baudo e Raffaella Carrà. Non esistevano libri interessanti che spiegano la storia ai bambini di 4 anni. Non esistevano canali tv come Focus, che raccontano degli egiziani come una favola, con un linguaggio moderno, ma comprensibile. Non esisteva che le nostre mamme ci portavano in musei a vedere mummie, geroglifici e ossa di dinosauri. Non esistevano App che ti aiutano ad imparare le lettere dell’alfabeto come un gioco. Non esisteva Peppa Pig in Inglese. I cartoni animati erano lenti e semplici. Provate a vedere una puntata di Heidi oggi….. una puntata intera a correre sui prati con lo slittino…. oppure Cenerentola, che cantava con gli uccellini, faceva la donna delle pulizie finchè non è riuscita a farsi sposare da uno ricco. Ora anche le principesse Disney sono diverse, in Frozen è la principessa Elsa che diventa Regina, pur non avendo un Principe, ed è grazie alla sorella Anna che salvano il Regno.

I bambini, quando entrano a scuola, sanno già leggere e scrivere, sanno anche qualche parola di inglese, sanno tante cose, in maniera frammentaria, ma sono menti curiose e già avvezze all’apprendimento. Se le maestre si mettono li a spiegare ai bambini le rotazioni terrestri, per far capire perchè ci sono il giorno, la notte e le 4 stagioni, farlo come si faceva 25 anni fa è ridondante e noioso. Farlo attraverso uno dei tanti video, e su Youtube è pieno, significa catturare l’attenzione dei bambini e fornire loro una spiegazione rapida, semplice e comprensibile, ma soprattutto capace di essere memorizzata prima e in maniera ugualmente efficace.

Perchè le maestre si rifiutano di utilizzare gli strumenti che ci mette a disposizione la tecnologia, continuando con un metodo che, per loro ammissione, è obsoleto e non adatto alle nuove generazioni? E’ molto più facile, a quanto pare, dire che i bambini si distraggono e lavarsene le mani. I bambini si distraggono perchè le maestre non sono capaci di attirare la loro attenzione, nè di farsi rispettare.

Ma veniamo al colloqui riguardo mio figlio.

A parte il problema di distrazione, generazionale a detta delle maestre, e che ha come conseguenza che mio figlio, come una buona metà dei suoi compagni, spesso non segnano correttamente i compiti da fare, mio figlio sembra essere dotato di una intelligenza superiore alla media. Le maestre ieri lo hanno ribadito, dicendomi che Massimo ha una intelligenza spiccata, una capacità di ragionamento indipendente ed originale che non è normale alla sua età. Un cervello così fino, penalizzato da un brutto carattere. Ecco quello che mi hanno detto. Massimo sa tante cose, apprese fuori dall’ambiente scolastico. Cose che fanno parte del programma, ma che lui ha imparato a casa, guardando Focus o sfogliando uno dei tanti libri di curiosità che gli ho fornito. Massimo è sempre stato un bambino curioso e se mi fa una domanda, io tendo a rispondere con la verità, senza fronzoli o con cavolate da bambini.

Massimo ha anche un carattere difficile, è permaloso e si arrabbia facilmente.

Per lo più mi hanno sottolineato i difetti caratteriali di mio figlio. Mi hanno detto che non ama condividere con i compagni, che non fa squadra, che se può fa la spia per mettere in evidenza gli errori degli amici, che mette il muso quando richiamato, assumendo un aspetto “torvo”. Da “E’ intelligente, ma potrebbe fare di più” siamo passati a “E’ molto intelligente, ma ha un carattere che lo penalizza“. Penso che il carattere non si cambia. Si smussa un po’ con gli anni, ma non puoi cambiarlo. Sarebbe come andare da mio figlio e dirgli “Così sei sbagliato da capo a piedi, devi cambiare!” e io questo non lo farò mai. Io posso insegnargli a reagire in maniera più consona, posso insegnargli l’educazione e il rispetto reciproco, ma se lui ha questo carattere duro, lo conserverà finchè campa. E dove sta scritto che è un difetto? Magari lo è nell’ambiente delle elementari, ma in futuro potrebbe essegli utile nella carriera che sceglierà. Chi può dirlo?

Le maestre non mi hanno dato consigli. Hanno solo elogiato l’intelligenza di mio figlio e criticato il suo carattere. Ammettendo, allo stesso tempo, di non avere gli strumenti per nutrire una mente curiosa e viva come quella di Massimo.

La verità è che la scuola italiana è così, impreparata, senza risorse e antica. La cosa più semplice da fare è continuare a fare come è sempre stato fatto, appiattendo i bambini, col rischio di disinteressarli sempre più alla conoscenza.

La maestra di matematica ha 63 anni, obesa e pesante come le maestre di una volta, insegna anche attività motoria, pur non avendo alcuna preparazione. Inoltre da quest’anno insegnerà anche Informatica e tecnologia, anche se a me ha ammesso candidamente di non sapere neanche come si accende un pc. Capite come siamo messi?

Sono amareggiata.

Sono preoccupata.

Ma sono anche determinata a fare del mio meglio per colmare le lacune che questa scuola sta fornendo a mio figlio, rispondendo io, come posso, alle sue domande e fornendogli strumenti per essere al passo coi tempi nonostante la scuola anni 50 che sta frequentando.

Mi devo informare sull’homeschooling.

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5 thoughts on “Giorno felice #542

  1. Concordo pienamente con quello che hai scritto, io non ho figli ma sarebbe un grosso problema pensare di dover mandare mio figlio/figlia in una scuola dove insegnano molto poco rispetto al potenziale della media dei bambini e che oltretutto tendono a indottrinarli religiosamente ( chissà perché per questo trovano sempre i soldi!)

  2. Ciao, sono arrivata al tuo blog attraverso quello di Paola (“365 giorni felici”) che si è aggiunta ai lettori del nostro diario di scuola familiare. Ho letto sul suo blog di questo “Progetto felice” e l’ho trovato davvero una bella idea, così sono venuta a sbirciare anche i tuoi post. Mentre leggevo questo Giorno felice 542 ho pensato più volte “Chissà se conosce l’homeschooling!”. Arrivata all’ultima riga mi sono messa a ridere e ho deciso di scriverti.
    Noi facciamo homeschooling da tre anni, ormai. Abbiamo iniziato in quinta elementare perché non sapevamo assolutamente di questa possibilità (altrimenti li avremmo tolti da scuola il primo giorno di prima elementare) e da allora il nostro primo obiettivo è quello di far conoscere a più gente possibile la legalità dell’istruzione parentale. Dopodiché una persona può tranquillamente decidere di mandare i figli alla scuola pubblica, ma almeno è una scelta consapevole e ragionata, non un’imposizione dall’alto!
    I nostri ragazzi sono due gemelli di 12 anni e a fine mese si unirà alla nostra scuola familiare anche la più grande che ha 17 anni ed è stufa marcia del sistema scolastico e ha deciso di terminare in autonomia gli studi classici.
    L’homeschooling è forse l’avventura più bella, più ricca e più importante che abbiamo mai intrapreso e ha cambiato la qualità della vita dei nostri figli (e della famiglia!).
    Se hai domande o se vuoi saperne di più, noi siamo sempre felici di parlare della nostra esperienza e magari possiamo indicarti qualcuno che fa homeschooling dalle tue parti. Se invece sei già sufficientemente informata non mi resta che dirti: che stai aspettando? 🙂

    1. Ciao, sono capitata anche io sul tuo blog solo questa mattina, perchè le mie riflessioni, mentre scrivevo questo post, sono naturalmente approdate alle homeschooling. Sapevo che in America questa è una pratica molto diffusa, ma non avevo idea che si potesse fare anche in Italia. Mi si è aperto un mondo.
      Ne parlavo questa mattina con mio marito, che è sempre scettico riguardo queste novità “rivoluzionarie”, ma lui era come mio figlio e sa cosa significa annoiarsi all’interno di una scuola che non sa stimolare abbastanza un bambino intelligente.
      Ho molti dubbi, il primo dei quali è se sarei in grado di essere una brava insegnante per mio figlio. Non ho una laurea, nonostante abbia frequentato per 6 anni l’università. In coscienza credo che potrei cavarmela fino alle scuole medie, ma oltre non so.
      Di conseguenza il secondo dubbio: se dopo una esperienza di homeschooling decidessi di iscrivere mio figlio ad una scuola superiore, lui come potrebbe prenderla? Non sarà un trauma? Tua figlia di 17 anni, ad esempio, cosa vuole fare dopo? Che prospettive hanno questi ragazzi? Sono molto incuriosita, fosse per me inizierei oggi stesso, ma ho un mondo ostile che mi circonda, il mondo del piccolo paesino.

      1. Eccomi qua. Innanzitutto una parola di “conforto” per tuo marito: l’educazione parentale non è “rivoluzionaria”, ma è la forma d’istruzione prevista dalla nostra Costituzione (art. 30). Sarebbe molto importante cominciare a riflettere su questo punto in modo serio: la nostra Costituzione prevedeva infatti che fossero i genitori a istruire i figli e solo in caso di incapacità (in senso giuridico, quindi con un significato molto stretto) lo stato doveva intervenire per permettere anche a questi genitori di assolvere il proprio dovere. Questo significa che il panorama educativo previsto dalla massima legge dello stato era ben diverso da quello attuale! L’educazione parentale avrebbe dovuto essere la regola e le poche eccezioni di scolarizzazione avrebbero dovuto essere motivate e vagliate dagli organi competenti. Insomma praticamente il contrario di quello che accade ora! Ecco perché, in realtà, quando una famiglia decide di fare homeschooling nessuno può opporsi o metterle i bastoni fra le ruote: perché tale scelta è in linea con la Costituzione stessa. Quindi tuo marito può rilassarsi: non stiamo introducendo pratiche strane e poco ortodosse, ma ci limitiamo a rispettare la legge 😉
        Detto questo, passiamo ai tuoi dubbi. Mio marito è laureato, io no. Ma il mito del pezzo di carta ha senso solo all’interno della scuola tradizionale. Nessuno ha mai provato (né mai potrà farlo) che il possesso di un titolo garantisca da solo conoscenze e capacità. Tu sei sicuramente in grado di provvedere all’istruzione di tuo figlio anche se dovessi decidere di seguire i programmi ministeriali. E veniamo al segreto di Pulcinella di questi programmi: non sono obbligatori. Assolutamente no. Sono delle indicazioni che le scuole decidono di adottare e seguire (soprattutto per paura dei temibili Invalsi) ma che, di fatto, non vincolano proprio nessuno. Tanto meno gli homeschooler! L’unica condizione alla quale dobbiamo sottostare è che, qualora si decida di rientrare nella scuola pubblica, sarà necessario sostenere un esame di idoneità secondo il programma ministeriale relativo alla classe di cui si deve appunto certificare l’idoneità. Questo significa che fintanto che tuo figlio fa homeschooling sarete liberi di insegnargli ciò che volete, ciò che vuole! E perfino di insegnargli nulla! Alcune famiglie, infatti, praticano unschooling.
        E veniamo al secondo dubbio: se vorrà frequentare una scuola superiore, dovrà sostenere l’esame di terza media. Punto. Fine degli obblighi burocratici.
        Può essere che il rientro nella scuola pubblica sia un trauma, per lui, ma semplicemente perché non sarà stato abituato alle meschinerie, alle cattiverie, alle falsità che abbondano negli istituti scolastici! E non sarà abituato ai voti, all’ansia da prestazione, alla competizione fine a se stessa. Tutto questo potrebbe scombussolarlo un po’, è vero. D’altra parte, mia figlia Sara, che è sempre andata a scuola, non è mai riuscita ad abituarsi a quelle stesse cose!! La differenza tra un homeschooler e un ragazzo scolarizzato, in quel senso, è che il secondo non ha alternative, non conosce altro mondo e altro modo di comportarsi, mentre il primo sa che esiste sempre un’altra scelta, un’altra possibilità e sa che la vita è fatta per divertirsi ed imparare e non per soffrire e sopportare! Una volta giunti alle superiori, comunque, il trauma è sicuramente minore rispetto ad esempio alle medie perché tuo figlio avrà fatto in tempo a costruirsi un’autostima di ferro (che la scuola elementare e media tende a demolire sistematicamente), avrà un’identità ben definita e saprà già lavorare per obiettivi… tutte cose che i ragazzi scolarizzati faticano anche solo a comprendere (e parlo per esperienza!).
        Sara, per il momento, vorrebbe andare all’università di filosofia quindi è orientata a sostenere l’esame di maturità. In questo anno e mezzo di homeschooling conta di completare il programma scolastico rapidamente (e ce la farà) e di dedicarsi agli approfondimenti che le interessano. Soprattutto, però, il suo obiettivo è togliersi da quel folle mondo artificiale che è la scuola, dalla competizione con i compagni, dai malumori degli insegnanti, dalle piccole meschinità quotidiane, dal trionfo del vuoto e dell’inutile.
        E veniamo infine al mondo che ti circonda: se sceglierete di fare homeschooling avrai quasi tutti contro, quindi ti conviene rafforzare le tue difese immunitarie! 😉 Tutti ti parleranno di socializzazione e dei danni che arrecherai a tuo figlio con la tua scelta sconsiderata. Susciterai reazioni rabbiose che non ti saresti mai aspettata. Verrai trattata come un’incosciente dalla gente che fino al giorno prima di considerava una persona in gamba. Verrai sconsigliata da quasi tutti (e invidiata da tutti i bambini). E… e vedrai il tuo bambino rifiorire. Lo vedrai sorridere, rinascere, crescere, esplorare. Non avrà più bisogno di avere un carattere “difficile”, ma potrà far emergere le sue passioni. E non diventerà (come ti pronosticheranno insegnanti e amici) un asociale incapace di interagire con gli altri, perché un homeschooler – a differenza di un bambino scolarizzato – vive davvero la sua comunità: avrà a che fare con adulti, con bambini più piccoli e con coetanei e imparerà naturalmente a relazionarsi con tutti. Verrà in posta, in banca, in comune, al mercato, a teatro e ovunque imparerà come ci si comporta, invece di rimanere chiuso in un’aula dall’habitat artificiale, circondato solo da coetanei (ma quando mai, nel mondo reale, viviamo così?) e con un solo adulto che detta regole su regole. La scuola non è il luogo della socializzazione! Il mondo è il nostro ambiente e la famiglia è il luogo d’eccellenza dove un bambino impara come relazionarsi con gli altri. Inoltre (come fa giustamente notare Erika Di Martino, autrice di Homeschooling – L’educazione parentale in Italia) essere socializzati non significa essere sociali! Essere socializzati significa conoscere le regole per muoversi in società (e queste gliele puoi tranquillamente insegnare tu, meglio di qualunque maestra) mentre essere sociali significa avere una vita sociale… e questo è diritto di ogni individuo, non dovere imposto dalla società!
        Oltre al nostro blog, ti consiglio quello di Controscuola.it
        E’ importante che vi armiate di informazioni per poter ribattere ai critici ed è ancora più importante che possiate avere contatti con altri homeschooler per sapere come hanno affrontato le vostre stesse difficoltà. Perché, credimi, tutti siamo stati demonizzati. E tutti siamo sopravvissuti allegramente guardando i nostri figli vivere meglio (ti dà una forza straordinaria, in barba a tutti i consigli degli esperti!).
        Scusa se sono stata incredibilmente prolissa, ma ovviamente è un argomento che mi sta molto a cuore. Se hai altri dubbi, comunque, sono qui 🙂

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