Giorni Felici

Giorno felice #532

In questi giorni mi sto interrogando sulle attività extra scolastiche da far fare ai bambini.

I fatti sono questi: Massimo adora il calcio e si è voluto iscrivere per il secondo anno consecutivo a scuola calcio, dove ormai ha molti amici e si diverte. Emma non mi chiede nulla, se non, qualche volta, di venire in palestra con me, il che è impossibile perchè io vado di mattina mentre lei è all’asilo.

Come genitore mi faccio sempre mille problemi.

Il primo è: se faccio fare sport al primo figlio, devo farlo fare anche al secondo? Indipendentemente dalle inclinazioni e dalle richieste del secondo? Per scrollarmi questo pregiudizio di dosso, ho scelto di temporeggiare. Attenderò che Emma abbia compiuto 6 anni, quindi il prossimo settembre decideremo il da farsi. Vorrei farle fare dello sport perchè la vedo predisposta, ma mi da fastidio pensare che, essendo femmina, le toccherà fare per forza danza. Vedremo.

Il secondo problema è: oltre allo sport, dovrei far fare a mio figlio delle attività extra scolastiche?

MommyMyth

Su questo punto si sta scatenando l’inferno, perchè ho da poco scoperto che alcuni amici sia di Emma che di Massimo hanno iniziato a seguire corsi pomeridiani privati di Inglese. Ora, io sono favorevole all’apprendimento di ALMENO una seconda lingua da parte dei bambini, meglio se due, ma, ecco, mi sembra presto. La verità è che la scuola non li prepara affatto. Studiano inglese dalla prima elementare, ma mio figlio, che è in terza, oggi mi ha detto che stanno studiando i numeri dall’11 al 20 in inglese. Il primo anno hanno studiato i colori. L’anno scorso gli animali e i numeri da zero a 10. Insomma, serve davvero a poco l’inglese fatto così alle elementari, soprattutto se poi mi vengono a dire che le lingue si apprendono meglio e prima da piccoli. Ammetto di sentirmi un po’ sotto pressione.

Se non faccio fare ai miei figli dei corsi pomeridiani per imparare una seconda lingua, allora sono una madre degenere. Ma, mi chiedo, che senso ha far fare un corso all’età di 8 anni, se poi non prosegui? Cioè, basta una invernata, con appuntamenti settimanali, a otto anni, per imparare una volta per tutte una lingua? Secondo me no. Non è meglio se adesso che hanno questa età pissano il loro tempo libero a giocare, visto che avranno tutta la vita per studiare?

Proprio oggi, poi, mi è capitato di leggere un articolo di La repubblica dove si presentava il libro del professore americano David McCullough Jr. Il libro si intitola “Ragazzi, non siete speciali” e parla proprio dei problemi causati ai ragazzi di oggi da genitori che li spingono ad eccellere sin da bambini, tagliando via le ore di gioco in favore della costruzione di un cv ricco di attività extra scolastiche importanti per il successo futuro. Il professor McCullough sostiene che bisogna rendere indipendenti i propri figli, invece che tenerli vincolati a se nel terrore che falliscano, che commettano errori, che perdano del tempo prezioso. A quanto pare era meglio prima, quando per le generazioni precedenti il gioco consisteva in ore e ore di attività non supervisionate e condizionate solo dalla richiesta di tornare a casa prima di cena. Che poi è quello che fanno i miei figli, in maniera diversa, proporzionata alla loro età.

Massimo, ad esempio, dopo aver fatto i compiti, passa il pomeriggio nel campetto delle scuole medie vicino casa, punto di ritrovo per ragazzini che vogliono solo giocare a pallone. Mio figlio ha un paio di amici con cui si da appuntamento e torna a casa per le 19.00, quando è, appunto, ora di cena. Emma invece passa il pomeriggio in giardino, dove gioca con una bambina vicina di casa o con una delle cugine, alternando l’altalena alla bici al monopattino e all’hoola hop e inventando giochi di ruolo a me completamente sconosciuti. Lei sa che non deve uscire dal giardino senza avvisarmi e io mi fido di lei.

Io sono felice, perchè hanno una vita attiva, non sedentaria, e socializzano anche fuori dalla scuola. Amano giocare al computer o all’iPad, ma non passano i loro pomeriggi a casa sul divano, perchè fuori hanno amici con cui giocare.

Per me è una cosa bella. Movimento, aria aperta, amicizia, giochi, libertà e indipendenza. Per altri sono una madre debosciata, perchè i miei figli sono “ragazzi di strada” e perchè non riempio i loro pomeriggi vuoti con attività utili per la loro futura carriera. Probabilmente alcune mamme hanno già in mente la carriera giusta per i propri figli, io no, perchè non so ancora cosa loro vorranno fare nè quali inclinazioni svilupperanno crescendo.

english colours

Tornando alla lingua inglese, che di certo dovranno imparare, ecco il mio programma per il futuro: non prima della quinta elementare farò seguire loro un corso privato, giusto per avere delle basi un po’ più solide di quelle fornite dalla scuola. Dopo di che approfitterò dei parenti inglesi. A Manchester, infatti, risiede la cugina italiana di mia madre, che ha un figlio di soli 5 mesi più grande di Massimo. Intorno ai 13/14 anni manderò Massimo un mese li e poi ospiterò qui un mese Luca (il cugino inglese), in modo che tutti e due imparino le lingue. Per me il contatto diretto con una lingua diversa dalla nostra è il metodo migliore, più divertente ed efficace, per imparare la lingua. Idem con Emma, quando sarà più grande.

Terzo problema: questione catechismo.

Quest’anno i coetanei di Massimo iniziano a frequentare il catechismo, così in quinta elementare potranno fare tutti la Prima Comunione. Io non manderò mio figlio a catechismo, ergo niente Prima Comunione. SACRILEGIO!

Allora, io non frequento molto la Chiesa dall’adolescenza, quando ho iniziato a nutrire più di un dubbio sull’esistenza di una qualche forma di divinità. Comunque mi sono sposata in Chiesa, ma solo per soddisfare il bisogno bigotto di mia suocera e, poichè per me era indifferente, ho preferito far felice lei, madre di un solo figlio, che io le stavo così violentemente rubando. Idem per il battesimo: non vuoi far dormire sonni tranquilli ad una nonna che teme una morte prematura dei pargoli e le fiamme dell’inferno? Ora però mi sembra che le concessioni possano bastare. Adesso i bambini capiscono e non saprei come fare a rispondere ai loro dubbi spirituali spingendoli a credere in qualcosa verso cui io non credo, senza essere falsa e ipocrita.

Questo almeno finchè non sarà Massimo (o Emma quando sarà la sua ora) a chiedermi di andare a catechismo e in chiesa. Ma io non posso scegliere per loro qualcosa che non scelgo per me e di cui non sento alcuna necessità.

Detto questo, sono una mamma strana e per questo un po’ emarginata. Portare avanti le proprie idee diverse dalla corrente comune ti va a volte sentire sbagliata e inadeguata, ma dove sta scritto che dobbiamo tutti pascolare nello stesso prato?

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2 thoughts on “Giorno felice #532

  1. Mio nipote che è ancora piccolissimo (3 anni) frequenta una scuola di inglese un pom a settimana, dove va letteralmente a giocare. Niente di impegnativo o troppo “rigido” cantano canzoni…cose del genere… è sempre felice di andarci!

  2. Io sono del tuo parere, meglio viversi a pieno l’infanzia. Certo, quando crescono un po’ li aiuterà fare dei corsi privati! io sono cresciuta come i tuoi figli (= giardini amici aria) e non sono di certo una fallita… e parlo 3 lingue oltre all’italiano 😉 hanno tempo di crescere e costruirsi il loro futuro di successo senza diventare dei robot! 🙂

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