Giorno felice #406

Il mio #day7 del progetto #100happydays riguarda mio figlio Massimo.

A scuola stanno iniziando a studiare informatica, in un modo un po’ balordo, tipico delle scuole italiane: a chiacchiere.

La scuola ha una LIM, Lavagna Interattiva Multimediale, ma non un PC, quindi la maestra non può far altro che “raccontare” come funziona un PC a parole, facendo prendere appunti ai bambini. Chiaramente non è semplice capire comandi elementari quando non hai di fronte lo strumento. Poi resta difficile rispondere a domande semplici tipo “Come fai se devi aprire il programma Paint?”.

Siccome io sono una grande sostenitrice dell’utilizzo del computer da parte dei bambini, anche piccoli, purchè messi in condizione di fare qualcosa di cui sono capaci, mi scoccia un po’ questa cosa dell’Informatica insegnata come se fossimo negli anni 90.

I miei figli sono quelli che vengono definiti i “nativi digitali”, bambini nati in una epoca in cui tutti hanno un pc in casa, ma anche un tablet e uno spartphone. I miei figli sanno usare il mouse da tempo immemore. Hanno giocato sul sito di Disney Junior, dove ci sono giochi educativi adatti alle loro età. Sanno usare lo smartphone con naturalezza e quando vanno al Mediaword passano il tempo a giocare sugli Ipad dimostrativi. Non hanno nessun timore nei confronti della tecnologia, solo che non hanno ancora tutti gli strumenti per un uso consapevole.

Ben venga quindi l’insegnamento dell’informatica, se fatta come si deve.

Poichè però i mezzi non ci sono, piuttosto che far imparare a mio figlio i comandi del Paint così come scritto sul suo quaderno di informatica, ieri l’ho messo di fronte al pc per fare pratica.

day7

Ha aperto da solo il programma e poi ha iniziato a “fare” delle cose.

Ha provato a fare linee e forme, a colorarle, a cambiare pennelli, a riempire le forme create. Ha creato una casella di testo e ha iniziato a scrivere qualcosa (lui ha scritto “GIAPPONE. MA CHE DICI!!!) e poi gli ho spiegato come selezionare il testo per cambiarne le dimensioni, il colore e il carattere.

Io ero seduta accanto a lui, a leggere Stoner (ho deciso di iniziare Stoner, per ora mi piace molto) e con la coda dell’occhio controllavo quello che faceva. E’ stato li quasi 45 minuti, poi ha dovuto chiudere per mettersi a fare i compiti.

Mi sono emozionata anche un po’. Lo vedevo concentratissimo, impegnato a provare a fare delle cose. Lui non se ne rendeva conto, ma stava imparando. E in maniera divertente. Mi emozionava la concentrazione che aveva, ma anche l’idea che un giorno sarà molto più pratico del computer, che fa parte attivamente della mia vita e anche di quella di mio marito.

Pensavo che io ho avuto il primo approccio col computer a 12 anni, quando i miei, lungimiranti, hanno deciso di approfittare di una occasione e di iscrivermi ad un corso di computer, che all’epoca era solo un corso di programmazione HTLM perchè mancava ancora quella cosa fantastica che si chiama Interfaccia Grafica. Io ho fatto un corso assurdo, su piccole tv a  forma di parallelepipedo, piccolo monitor e grande tubo catodico, dove su uno sfondo nero c’erano solo caratteri bianchi i quali, se combinati sapientemente, potevano fare cose spettacolari, come eseguire somme e sottrazioni.

Non sono mai stata in grado di programmare in HTLM, a malapena riuscivo a copiare un piccolo programmino elementare, perchè bastava sostituire un : con un ; perchè il programma non funzionasse.

Però dopo i miei mi hanno comprato un computer della Olivetti, e io non sapevo far altro che caricare l’unico gioco a mia disposizione: Boulder Dash.

Boulder-Dash

Poi ho avuto un Mac, perchè all’università dicevano che era importante. Ma non sono mai stata capace di utilizzarlo, se non come macchina da scrivere, perchè nessuno mi aveva insegnato come fare.

Poi ho avuto il mio primo PC, quando avevo 22 anni e studiavo Architettura e dovevo seguire il mio primo corso di CAD. E li, a 22 anni, ho imparato ad usare il pc davvero.

Poi ho seguito anche un corso professionale di CAD e ho imparato ancora di più e meglio.

Poi ho scoperto internet e mi sono inventata un lavoro tutto su internet.

Se ho imparato io, che ho visto il primo computer a 12 anni e avevo due genitori analfabeti su quel fronte, figuriamoci cosa potranno fare i miei figli, che sono nati in una casa col computer che sia la madre che il padre utilizzano quotidianamente per lavoro.

Io non ho paura di spiegare ai miei figli cosa possono fare col computer, e su internet. I rischi ci sono, come ci sono rischi a mandare tuo figlio a scuola col pulmino, perchè le persone cattive e male intenzionate sono dappertutto. E come spiego a mio figlio di non accettare caramelle e passaggi da sconosciuti, gli insegnerò a non fidarsi di quello che vede o legge su internet.

Ma tutto a suo tempo.

Per ora siamo alle prese col fantastico mondo di Paint.

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