Giorni Felici

Giorno felice #376

Oggi in radio hanno passato una canzone che Simon and Garfunkel cantarono a Central Park in uno storico concerto tenutosi il 19 settembre del 1981, la bellezza di 32 anni fa.

La canzone per la precisione era The Boxer, in questa straordinaria versione live, con un coro composto da 500 mila persone.

Da pelle d’oca, c’è poco da fare.

Non sono una fan di Simon & Garfunkel, ma conosco i loro intramontabili successi che spesso hanno fatto da colonna sonora a tanti film che ho amato. E lo sappiamo che io sono cresciuta dentro un Cinema, quindi ho una mia, personalissima, colonna sonora che affiora ogni tanto nel mio quotidiano.

La cosa che mi ha colpita maggiormente è stata il pubblico. Quelle voci in delirio di una folla immensa, riunita in una cornice suggestiva, per questo evento straordinario che vedeva il duo riunirsi per l’ennesima volta.

Ho immaginato la composizione di quella moltitudine di persone, gente che ascoltava i Simon & Garfunkel dagli anni 60, e che nel 1981 avevano circa 30 anni, alcuni anche qualcosa di più. Io avevo 6 anni nel 1981 e ricordo delle cose. Ricordo gli yuppies, i giovani rampanti di successo, ricordo che si credeva nel titolo di studio come porta verso un futuro migliore, in cui potevi elevarti anche se provenivi da famiglie umili. Forse quegli yuppies erano li, il 19 settembre del 1981, carichi di aspettative, pronti a cambiare il Mondo, a diventarne padroni.

simon&garfunkel

Oggi avrebbero oltre 60 anni, quindi stiamo parlando della generazione dei miei genitori.

Cosa hanno combinato? Come hanno fatto a bruciare tutti i progressi fatti fino ad allora? Come hanno fatto a trasformarsi da giovani di successo in anziani senza pensione? E noi cosa combineremo? In che modo lasceremo la nostra impronta nel Mondo? Cosa lasceremo ai nostri figli? Quanto contiamo? Quanto la nostra voce conta davvero e quanto si perde nella moltitudine?

Penso alla mia Vita, a quanto io mi stia impegnando per dare stabilità economica ai nostri figli, nonostante il periodo storico poco favorevole. A volte penso di star lavorando per bene, altre penso che non sto combinando nulla. In realtà sto combinando qualcosa per la mia famiglia, ma mi sento come una rematrice di una piccola barchetta con dentro 4 persone e un cane, e ci affanniamo a remare nella direzione che ci sembra giusta, per noi, per la nostra piccola famiglia. Ma cosa fanno le altre barchette? In che direzione vanno? Stiamo andando tutti nella stessa direzione o siamo come agli autoscontri? Come possiamo unire le nostre forze per spostarci un po’ più in la, nella linea del Tempo, costruendo qualcosa di positivo per il Mondo che verrà? Quei giovani che avevano la mia età nel 1981 visti da qui, dal 2013, sembrano un unico corpo che ci ha lasciato un Mondo strano, fatto di cose fantastiche come Internet e di cose pessime, come il debito e l’inquinamento. Ma loro come si sentivano? Come una grande nave o come tante singole barchette?

Sarà poi possibile muoversi tutti come una grande nave? E siamo davvero barchette a remi, capaci di decidere in autonomia la direzione da prendere? Saremo mica delle foglioline galleggianti in balia della corrente?

barchetta

Ma che mi metto a pensare?

Su Radio Deejay passano una canzone anzianotta come me e poi si mettono a parlare dell’ennesimo discorso alla nazione di Berlusconi e a me viene da prendere il Mondo e scuoterlo con forza per scrollargli di dosso la merda che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno, impotenti. E poi gli darei un’altra angolazione e una rotazione diversa che ci aiuti tutti ad avere una Vita più dignitosa, dove l’indignazione è sostituita dalla rabbia, dove le persone indegne sono trattate come meritano e non osannate e quasi innalzate ad esempio morale per tutti noi.

Ma è tutto inutile, continuo ad essere su una piccola barchetta con la mia piccola famiglia, nella assurda convinzione di poter andare dove vogliamo davvero, basta solo che ci impegniamo tutti a remare e a sudare e a faticare. Perchè un giorno ci arriveremo, li dove vogliamo andare. E ai miei figli insegno questo, che possono fare tutto quello che vogliono delle loro vite, e condurre la loro piccola barchetta in ogni porto in cui vorranno attraccare, ma che per farlo dovranno remare e sudare e faticare. E che non importa dove stanno andando tutte le altre barchette, tu la tua puoi portarla dove vuoi.

E forse la Felicità è proprio li, nella convinzione che Volere è Potere, o nell’illusione di Libertà.

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