Giorni Felici

Giorno felice #363

Ieri mi ha chiamata un amico che non sento più spesso come un tempo.

Tema: lamentiamoci!

Che è sempre un piacere, soprattutto perchè scopri che siamo tutti nella stessa barca e che, chi più e chi meno, abbiamo le nostre belle guerre quotidiane da combattere. Insomma, mal comune mezzo gaudio.

A parte le evidenti difficoltà della vita di tutti i giorni, tra coniugi, figli e soprattutto suoceri, una cosa è certa: siamo cresciuti.

Quindici – venti anni fa la nostra unica preoccupazione era stare con la persona amata, che non era comunque quella che poi abbiamo sposato, ma per la quale soffrivamo come carogne, affogando i rispettivi dispiaceri in una bella pinta di birra, a volte in due, a volte in tre, dipendeva dalla gravità della pena d’amore.

Ci sentivamo sempre quando c’era una crisi d’amore, passavamo le serate a consolarci e a bere. Non dimenticherò mai la più grave di tutte le mie crisi amorose e il mio amico che mi disse “Che fai, bevi da sola? Vieni con me e i miei amici, beviamo insieme, è meno deprimente.” e diede il via forse ai più begli anni della mia gioventù.

Ora le crisi sono diverse, sono fatte di conti da pagare e di lavori poco soddisfacenti, economicamente e moralmente. Ci sono i figli da crescere nel modo che riteniamo più opportuno, quindi sbagliato agli occhi dei nostri, di genitori. Ci sono le famiglie dei consorti di cui tener conto, che i suoceri non li mandi a quel paese come fai con i tuoi genitori, se sei stato cresciuto con un minimo di educazione. E noi siamo sempre qui, pronti a sostenerci, a raccogliere lo sfogo reciproco, a far diventare nostri i problemi di un amico, perchè infondo lo sono davvero, problemi anche nostri.

E poi succede che un Amico, di quelli che ti hanno vista nel bene e nel male, figure di merda comprese, ti dice una cosa di te che neanche tu sospettavi.

Lui dice che io sono una Ribelle, una Rivoluzionaria.

A me viene da ridere, perchè io sono una pecora borghese, conformata non solo nella taglia. Mi correggo, io NON sono una pecora uniformata alla massa, io mi ci sento, il che fa una gran bella differenza.

Sono sposata.

Ho due figli.

Ho un gran bravo marito che amo e che è anche il mio migliorissimo amico.

Ho un lavoro potenzialmente di successo.

Vivo nella casa di proprietà dei miei genitori.

Figlia e moglie devota, com’è che si dice?

Però sono una Ribelle, perchè ho delle mie opinioni, perchè mi sono ribellata a modo mio a certe imposizioni.

Ho mandato all’aria la laurea, perchè dopo 6 anni ho capito che non volevo fare l’Architetto e i miei me lo rinfacciano ancora.

Sono andata a vivere da sola pur avendo una madre che pensava che le ragazze che vivono da sole in realtà gestiscono tutte delle case di appuntamento (un solo consiglio mi diede mia madre il giorno che mi trasferii nel mio monolocale in affitto: “Non fare che un uomo entra e uno esce dal tuo letto”).

Mi sono tatuata a 23 anni, con una famiglia che mi aveva spiegato che chi si tatua si droga, è risaputo.

Sono andata a concerti rock, con mia madre che mi avvertiva di stare attenta ai drogati che potevano inciampare con le siringhe in mano, testualmente.

Sono rimasta incinta prima di essere sposata e anche se la data delle nozze erano state fissate, ho fatto inconsciamente in modo che le cose andassero per un verso diverso, meno convenzionale.

Mi taglio i capelli da sola, col rasoio, lunghezza 18 mm, con una madre che pensa che la femminilità sia rinchiusa in una chioma fluente e nonostante mia nonna pensasse che questo mio “vizio” di tagliare i capelli sempre più corti fosse un chiaro sintomo della mia omosessualità (la sentii bisbigliare a mia madre “Ho sentito in televisione che ci sono delle femmine a cui piacciono altre femmine“).

E soprattutto sono obesa. Questa è forse il mio più forte e al tempo stesso più stupido atto di ribellione. Mia madre si vergogna di me, perchè sono obesa, giudica le persone da come si vestono e da quanto pesano, sfotte i grassi quando li vede passare per strada (come se la madre di un bambino portatore di handicap deridesse i simili a suo figlio chiamandomi “mongoloidi“). E più lei è insoddisfatta di me, più io mangio e ingrasso. A volte decido di dimagrire, mi impegno, sto attentissima, qualche anno fa arrivai anche a farne uno stile di vita, dieta e palestra, perdendo oltre 30 kg e scendendo per la prima volta dopo 15 anni sotto la soglia del quintale. E lei era sempre insoddisfatta e trovava altre cose da recriminare, offrendomi contemporaneamente frittelle e dolcetti che magicamente “avanzavano“.

Ieri per la prima volta ho visto la mia obesità come atto estremo di ribellione.

Non mi piego al suo volere una figlia perfetta: io sono grassa, coi capelli a zero e sono tua figlia. Che fai, mi ami lo stesso?

Che scema che sono.

Mi deformo per mettere alla prova il suo amore materno.

Ora però lo so. Devo solo capire se questa ribellione è modificabile, se è diventato un modo di essere e se posso cambiare ribellione con qualcosa di più salutare per me.

Intanto mi sta tornando la voglia di farmi un tatuaggio, da quando ho letto questa frase:

destroyNon so ancora dove farlo, però!

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