Giorno felice #218

Oggi mi lamento un po’.

Ieri c’è stato il presepe vivente organizzato dalla scuola elementare. Massimo, in quanto maschietto di prima, doveva fare “solo” la pecorella, comparsa in uno dei 5 presepi multi-culturali messi in piedi con tanto impegno dalle maestre e dai genitori.

A noi è toccato il presepe latino americano, ma c’era anche il presepe russo, quello africano, quello rumeno e quello classico di Greccio.

Io ero una delle mamme-guardiano e tenevo sotto controllo 4 pecorelle e 2 angioletti.

Ero contenta.

Massimo aveva un costume originale, fatto con la neve per decorazioni natalizie. Ce l’aveva solo lui così e, a causa del vento, perdeva della lana.

pecorelle

E aveva le orecchie nere.

I bambini però sono cattivi e lo prendevano in giro perchè perdeva lana, ma erano i primi a tirargliela via. E non stiamo parlando di bambini sconosciuti, ma di quelli che dovrebbero essere i migliori amici di mio figlio, quelli per i quali Massimo darebbe via la sorella.

La loro parte da pecorelle era noiosa, perchè dovevano solo stare seduti o in piedi e, ogni tanto, cantare.

Erano più di 400 bambini, quindi almeno tre volte tanto tra genitori, nonni e fratelli vari. Tutti ammassati a sgomitare per avere un posto in prima fila.

Uno spettacolo umano raccapricciante.

Ogni presepe aveva il suo momento, una poesia e un ballo/canto.

presepe vivente

La cosa più brutta però è stata vedere i genitori riprendersi i propri figli appena finiva di esibirsi il presepe di appartenenza, nonostante gli appelli delle maestre a rimanere fino alla fine.

La cosa pessima è stata sentire le mamme, che non erano obbligate a partecipare, lamentarsi di continuo, criticare tutto e tutti. Prima si sono lamentate perchè avrebbe fatto freddo all’aperto, poi si sono lamentate perchè c’erano 17° e tirava vento, poi si sono lamentate perchè i bambini non avevano niente da fare, poi si sono lamentate perchè sono rimaste in piedi 1 ora e mezza, poi si sono lamentate perchè… perchè si dovevano lamentare e basta.

Non hanno pensato che meglio di così non si poteva fare, che per far stare in un luogo al chiuso 400 “attori” e 1200 parenti ci vuole il Sistina e dalle nostre parti al massimo c’è un palazzetto dello sport dove tutto rimbomba.

Non hanno pensato che per dare spazio a 400 bambini il proprio figlio non poteva essere sempre al centro della scena e che, di conseguenza, ci sarebbero inevitabilmente stati dei momenti “morti” in cui si esibiva il figlio di qualcun’altro. Nessuno ha pensato di rispettare i momenti in cui si esibivano i figli degli altri, perchè tutti erano concentrati solo sul momento dell’esibizione del proprio figlio, poi si poteva far casino, rompere le righe, invadere lo spazio dedicato ai bambini per organizzare gruppi di foto, mentre altri bambini stavano recitando le proprie poesie, o ballando o cantando nel caos più totale.

Così ogni mamma si lamentava che mentre si esibiva il proprio figlio c’era confusione e non si sentiva niente, ma nessuno rimaneva in silenzio.

La cosa ancora più deludente è stata sentire mamme appartenenti a gruppi di ferventi cattolici, di quelli che mettono il “Signore” in ogni frase che dicono, per glorificarne il nome, affermare che il proprio figlio sa fare di meglio che essere una semplice pecora, dimenticando che siamo tutte pecore del gregge di quel Signore con il quale si sciacquano allegramente la bocca ad ogni ora.

Io sono fiera di aver avuto un figlio che ha fatto la pecorella.

In un presepe c’è bisogno di pecore, di stelle, di angioletti, ma anche di pastori. C’è il bue e l’asinello. Non ci sono solo San Giuseppe, la Madonna e Gesù bambino.

Sono fiera di aver avuto un figlio che ha fatto una pecorella “fuori dal gregge”, col costume più originale e con simpatiche orecchie nere.

Però Massimo c’è rimasto male per le critiche degli amichetti.

A mio figlio oggi ho tentato di spiegare che non è importante quello che gli altri dicono di te, ma come tu ti senti. Le persone sono cattive e amano criticare e prendere in giro chi è anche leggermente fuori dalla massa e questo ferisce chi riceve la critica, quindi a Massimo ho spiegato che non deve farlo a sua volta. Ma gli ho anche spiegato che non deve lasciarsi ferire dalle persone che lo giudicano solo da quello che indossa, o da quanto è alto o da quanto pesa.

So che non ha imparato, perchè mia madre mi diceva le stesse cose e ha continuato a dirmele anche quando ero grande. E tutt’ora resto ferita da certi sguardi cattivi di chi mi giudica dalla stazza.

Ma spero abbia capito che non deve prendere in giro le persone diverse da lui. E spero abbia capito che per me era la pecorella più bella del Mondo.

Il messaggio di questo presepe multi-culturale doveva essere che siamo tutti diversi, ma tutti uguali nei sentimenti.

Le mamme non lo hanno capito.

Ma io si. E forse anche Massimo.

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