Giorno felice #110

Oggi è stato il giorno del gran tour dei parchi.

I bambini hanno capito che qui il parco giochi non è solo una altalena e uno scivolo, ma una esperienza unica ed emozionante, sempre nuova e stupefacente.

C’è anche da dire che qui il parco giochi deve essere una specie di orgoglio di paese. Ogni paese, per quanto piccolo, infame e fuori dal mondo, ha assolutamente una serie di cose e luoghi irrinunciabili. Un campo sportivo degno di un villaggio olimpico, un parco della musica con stand in muratura e legno, attrezzati per le feste di paese e, appunto, un parco giochi invidiabile.

Qui a Riscone abbiamo scovato addirittura due parchi giochi e questa mattina abbiamo iniziato il tour da quello in cui eravamo stati solo un’altra volta. Lo ammetto, non avevo voglia di stare parcheggiata di nuovo in un parco giochi, a far salire, scendere, spingere e guardare Emma su un’altalena e a ricordare a Massimo di non urlare. L’altro giorno ci siamo fatti 5 ore di parco, CINQUE, e oggi non ero in vena. Così appena i bambini, dopo una decina di minuti, si sono stancati di quel parco e me ne hanno chiesto uno nuovo, ho colto la palla al balzo e ho inventato il Gran Tour dei Parchi Giochi.

Abbiamo preso la macchina con l’intento di scovare il parco giochi di ogni paesino che avremmo incontrato.

Così siamo stati al parco giochi di San Giorgio, praticamente nel primo sottobosco.

C’era uno scivolo che era appoggiato ad una collinetta, per cui non si dovevano fare scalette per salire sullo scivolo, ma una piccola e morbida arrampicata. C’era una altalena rotonda a forma di ragnatela su cui tutti e due i bambini potevano sdraiarsi e lasciarsi dondolare mentre osservavano gli alti abeti. C’era un percorso di tronchi su cui camminare in equilibrio, un piccolo ruscello che aveva un suono dolcissimo e tante panchine dove riposare. Abbiamo anche visto uno scoiattolo scappare tra gli alberi, rosso e veloce. Peccato che i giochi fossero bagnati a causa dell’umidità della notte. Abbiamo fatto la pipì dietro grandi alberi e siamo partiti alla volta di un nuovo parco giochi.

Destinazione Gais.

Al parcheggio del parco di Gais c’era un chioschetto per una tradizionale salsiccia di metà mattina e io e Paolo abbiamo festeggiato il nostro stoicismo con una mezza birra fredda e a stomaco vuoto. Anche qui il parco era bellissimo, anche se non sotto un bosco. Grandi alberi che facevano ombra al timido sole che cercava di uscire, il solito scivolo appoggiato alla collinetta, una struttura per l’arrampicata, qualche dondolo e le altalene. Dietro al parco si stendeva a perdita d’occhio la zona sportiva, con campi da basket, da pallavolo e da calcio. D’altronde qui i ragazzi che devono fare durante le lunghe giornate delle vacanze estive? O si danno alla birra o agli sport agonistici.

E poi ho visto una mamma professionista, una autoctona con due bambini che facevano il dondolo, quel gioco che uno va su e l’altro va giù, ovviamente in legno. Sarebbe stato un succulento argomento di conversazione se con me ci fosse stata anche Paola.

Si erano formate delle pozzanghere proprio dove i bambini avrebbero messo i piedi e una mamma del sud come me semplicemente proibisce ai bambini di fare quel gioco perché ci sono le pozzanghere. Lei invece ha messo ai bambini gli stivaletti da pioggia che allegramente sguazzavano nelle pozzanghere. Appena un bambino toccava terra sentivi lo “splash” dell’impatto della pozzanghera. E siccome i bambini andavano su e giù alternativamente, e siccome il posto è oltremodo silenzioso, tutto quello che si sentiva era un alternarsi di “splash” “splash” allegri e umidicci.

Nel pomeriggio niente giro dei parchi: piove ed è brutto. Chissà cosa ci inventeremo per trascorrere le ore pomeridiane.

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