Giorni Felici

Giorno felice #102

Ieri è arrivato il Kindle. Finalmente. Avevo temuto per un po’ che andasse perso, ma Amazon è un venditore affidabilissimo e la SDA uno dei corrieri espressi più seri che ci sono, quindi il pacco è arrivato e, con una certa emozione, l’ho aperto.

La prima cosa che ho pensato è che è leggerissimo. Lo abbiamo messo a caricare e dopo pranzo aveva già dentro qualche libro.

Ho iniziato con Fa bei sogni di Massimo Gramellini. Non so, mi attirava da quando lo scrittore e giornalista lo ha presentato a Che tempo che fa questa primavera e così mi sono riproposta di leggerlo, un giorno o l’altro.

Il Kindle in fondo ad ogni pagina ti dice la percentuale di libro che hai letto e io, dalle 14 alle 16 ho letto il 72% del libro che, ovviamente, ho finito poi ieri sera. E’ un libro piccolo, scorrevole e scritto largo, non sono io un mostro. E’ un libro semplice, anche se affronta un tema pesante come la morte di una madre. Alla fine è stato triste e a me i libri tristi, soprattutto quelli autobiografici, non piacciono.

Se poi compare anche solo il sospetto di un suicidio… ciao!

Una volta mi sono messa a leggere Anna Karenina e, anche se un po’ pesante come lettura, mi stava piacendo, davvero. Mancavano meno di 100 pagine quando ho visto che in tv stavano dando il film, quello con Sophie Marceau e Boromir, alias Eddard Stark di Grande Inverno.

E ho deciso di vederlo. Quando ho capito che Anna alla fine decide di buttarsi sotto un treno, non solo ho spento la tv, ma ho anche messo via il libro.

Reputo il suicidio un atto vile ed egoistico, una debolezza unita a profonda stupidità. Non me ne frega quanto la situazione possa essere, o sembrare, disperata. Vivere è un privilegio e finchè c’è Vita c’è Speranza. C’è sempre un modo per uscirne e se proprio non c’è, c’è un modo più onesto di uscire di scena, cioè attendere che il proprio tempo sia finito. I malati terminali che si uccidono, lo fanno perchè hanno paura, non hanno il coraggio di affrontare il dolore e le lunghe, ultime giornate. Ma non pensano ai propri cari. Un familiare morto per una malattia incurabile è un dolore che, col tempo, si supera lasciando i bei ricordi della persona che fu. Un familiare morto con una malattia terminale che ha preferito togliersi la Vita è un vile che lascia un senso di dolore, di sconforto e di vergogna che difficilmente andranno via.

Si può non essere d’accordo con me, lo capisco, ma per me è e sarà sempre così.

Non perdonerò mai un suicidio e perchè non lo contemplo tra le scelte di una Vita, soprattutto della mia. La morte sarà pure inevitabile, ma deve corrermi dietro lei, perchè per nessuna ragione le correrò mai incontro io.

Comunque il Kindle è figo, il libro un po’ meno.

Oggi che leggo?

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