Giorno felice #19

Amo leggere. Ve lo avevo già detto?

Non una cosina normale: sono una vera divoratrice seriale di libri. Ultimamente mi sto orientando esclusivamente verso libri che hanno un numero di pagine superiore alle 900, per pure questioni economiche: durano di più.

Riesco a leggere un libro di 300 pagine in due giorni, nonostante i miei momenti di lettura si siano notevolmente assottigliati, causa impegni familiari.

Il corridoio di casa è occupato da una grande libreria, quasi su misura, piena zeppa di libri. Prima li avevo tutti messi in verticale, nel modo classico. Poi ho finito lo spazio, così li ho messi in orizzontale, con i dorsi tutti comodi da leggere. Poi è di nuovo finito lo spazio, così li sto girando, lentamente, un mucchio per volta. Ora sono sempre in orizzontale, ma si vede il lato corto del libro, così, per capirci:

Comunque.

Sto leggendo un libro, Quello che le mamme non dicono, di Chiara Cecilia Santamaria, che seguo da un po’ sul suo fantastico blog Ma che davvero.

In pratica racconta come è diventata mamma lei, una bella ragazza incinta per caso a 27 anni.

L’altro giorno mi ha messo un po’ di tristezza, lei ha avuto molta difficoltà ad immedesimarsi nel ruolo di mamma, ad abbandonare tutto, almeno inizialmente, per dedicarsi alla sua bambina. Per me è stato più facile, ma io non ero abituata ad aperitivi, locali alla moda, tacco 12 e weekend a Formentera. Io ero più tipa da pizza e birra, al massimo da pub il sabato sera. Non ho rinunciato poi a molto, insomma. A parte i sogni, quelli li ho dovuti mettere da parte, almeno per un po’. E appena ho iniziato a dormire di nuovo e a pensare di nuovo a me stessa, ho avuto al brillante idea di fare il secondo figlio e ricominciare tutto da capo. Però “ora o mai più” mi sono detta e, col senno di poi, ho fatto bene. Un figlio solo non mi bastava, sapevo di volerne due, quindi inutile perdere tempo, meglio affrettarsi, infondo noi donne abbiamo la scadenza scritta sull’utero.

Ma torniamo al libro.

Ieri mi ha fatto ridere, ma di quel riso coi lacrimoni, incontrollabile, che ti senti un po’ scema e tanto contenta di essere da sola. A parte il cane, che si è preoccupato perchè non riuscivo a respirare.

Si parlava di mamme e di bugie, in particolare di come le neomamme parlano delle prime settimane di vita dei propri figli.

C’è n’è di tutti i tipi, ma quella che ha fatto ridere me è stata la mamma “E’ bravo, è bravo“. Vi riporto qualche riga:

E’ bravo, è bravo

“Ma come va, ogni quanto mangia?”

“Ogni due ore. La notte a volte anche ogni mezz’ora. E’ bravo, è bravo.”

“Argh. E come va coi cambi, i pannolini?”

” Mah, sai, ogni tre ore caga l’inferno in terra. Ma è bravo, è bravo.”

“E il resto della giornata? Che fa?”

” Oh, poverino, tra le coliche e la sua irrequietezza quindi praticamente strilla tutto il tempo. Ma è bravo, è bravo”

Vi rendete conto, no?

Da scompisciarsi, perchè è davvero così. Solo che le neomamme sentono il dovere di fingere, lo devono fare.

Per prima cosa lamentarsi non serve. La gente ti guarda male e pensa che sei una esagerata egocentrica nonchè ingrata, perchè “come fai a lamentarti di un angioletto?”. Eh, dico io, parli facile tu, che lo vedi 30 minuti a settimana. Passaci 24 ore su 24 per 7 giorni su 7 e ne riparliamo.

Secondo, la neomamma deve mentire e minimizzare altrimenti l’umanità si sarebbe già estinta da secoli.

Ecco comunque perchè amo tanto i libri. Perchè riescono a trasportarmi in un’altra storia, in un’altra vita e a provocarmi emozioni,  riflessioni e a volte grandi e sonore risate che possono fare la differenza in una giornata grigia qualsiasi.

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